DUE DOZZINE DI ROSE SCARLATTE

la Compagnia con Eleonora e Giovanna, le nipoti di De Sica

Al Teatro Prati di Roma è in scena un classico della drammaturgia italiana del Novecento: il titolo della commedia è: “Due dozzine di rose scarlatte”, scritta nel 1936 da Aldo De Benedetti, uno dei nostri autori più noti. Basti pensare che venne il testo venne scritto per Vittorio De Sica e Giuditta Rissone, che facevano coppia fissa in teatro e poco dopo si sposarono. E nel 1940 ne venne realizzata addirittura una versione cinematografica, che riscosse grande successo.

L’opera di De Benedetti, tra le più rappresentate, mette a fuoco le umane debolezze (maschili e femminili, beninteso), mettendo in guardia dall’agire con leggerezza e disinvoltura: si rischia di combinare guai molto peggiori di quanto si possa immaginare. Cosa che nella vita coniugale, fatta anche si sospetti, di gelosie mal celate, di reazioni a volte scomposte e irrazionali, può risultare molto rischiosa. 

Ma vediamo meglio di che si parla: Marina Verani è una giovane e piacente signora, la quale, stanca del solito e scontato ménage coniugale, decide di andare a Cortina insieme alla cugina per andare a sciare (e ballare... e magari, forse, chissà....). Il marito, l’ing. Alberto Verani, tutto sommato non sgradisce affatto l’idea di tornare ad essere single per due settimane e così, con la complicità di un amico d’infanzia, l’avv. Tommaso Savelli, scapolone impenitente, comincia a progettare qualche avventuretta trasgressiva. Tommaso gli parla di una certa contessa Arduini, una donna bellissima e affascinante: Alberto parte in quarta, e ordina un grande mazzo di rose da far recapitare alla nobildonna romana, insieme a un bigliettino amoroso firmato con uno nome di copertura: Mistero; nella certezza che questa intuizione avrebbe incuriosito la contessa di sicuro, spianandogli la strada per centrare l’obiettivo.

Per un equivoco, i fiori arrivano a casa e la moglie Marina, rientrata anzitempo e pensando di essere lei la destinataria dell’omaggio floreale, legge il biglietto e si infatua per questo uomo misterioso che ha osato tanto: non immagina minimamente che sia stato il marito; e per fortuna!

Alberto allora decide di far recapitare ogni giorno le rose a Marina, che non appena le riceve (con allegato bigliettino del signor Mistero), diventa di buon umore. Insomma, dimostra un sostanziale cambiamento di umore: in realtà si sente corteggiata e non più trascurata. Beh, altro non vogliamo rivelare, anche se la storia è abbastanza conosciuta. Vale la pena andare a teatro per capire come si evolveranno le cose. Ovviamente, alla fine tutto si aggiusterà, ma dopo un continuo e divertente susseguirsi di equivoci.

La commedia – che va comunque contestualizzata sotto il profilo della morale e dei giudizi e pregiudizi in voga all’epoca dei “telefoni bianchi” - è ancora oggi brillante e assai godibile. La compagnia di Fabio Gravina, regista e protagonista della pièce, né fa una superba interpretazione, ricca di pathos e di comicità insieme.

Sara Religioso nel ruolo della moglie Marina è bravissima: impeccabile, grintosa e sognatrice insieme. Antonio Conte è perfettamente calato ed efficace nel ruolo dell’avv. Tommaso Savelli, amico e compagno di avventure.  Nel ruolo di Rosina, la cameriera, si fa notare la brava Francesca Antonucci.

Fabio Gravina veste magistralmente i panni di Alberto Verani, che passa improvvisamente dal ruolo di marito a caccia di avventure a quello di marito roso dal sospetto del tradimento. Le scene, sempre molto suggestive e curate, e i costumi sono firmati da Francesco De Summa, mentre le musiche originali sono del M° Mariano Perrella.
Alla fine, nel foyer sono apparse magicamente, con grande sorpresa di tutta la compagnia e visibile emozione di Fabio Gravina, due distinte signore che si sono presentate: le nipoti di Vittorio De Sica e Giuditta Rissone, Eleonora Baldwin e Giovanna Nicolai, figlie della figlia prediletta Emi. Non poteva mancare la foto di rito, tra la commozione di gruppo: “ci sembrava di rivedere i nostri nonni”, hanno confessato le due sorelle.

In sintesi, uno spettacolo che merita di essere visto: ideale per una bella serata, da trascorrere in un teatro accogliente ed elegante, che ci riporta magicamente indietro nel tempo, grazie anche agli importanti cimeli esposti.

Da vedere!

 

    di Salvatore Scirè

 

Fino al 31 maggio 2026

TEATRO PRATI

Via degli Scipioni, 98, Roma.

Info e prenotazioni 06 39740503

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