Arti visive: esplorando la bellezza attraverso i secoli

Benvenuti su "prisma, riflessi di cultura", dove ogni opera d'arte è una finestra sull'anima e sulla storia. In questa pagina ci immergiamo nel vasto e affascinante mondo delle arti visive, esplorando capolavori antichi e espressioni moderne. Il nostro obiettivo è semplice: arricchire la tua conoscenza e offrirti nuove prospettive sulla creatività umana. Unisciti a noi in questo viaggio attraverso l'immagine e il colore.

 Ci lascia Yayoi Kusama “Regina dei Pois”

 

L’Avanguardia perde Yayoi Kusama  “Regina dei Pois”

Un artista molto popolare nel mondo dell’avanguardia giapponese, anche molto quotata, i suoi quadri hanno raggiunto quotazioni vicino agli 8 milioni di dollari. Ha creato immagini che lei moltiplicava su ogni superficie, un’arte pop fuori da ogni realtà, sue allucinazioni visive che nel tempo le trasformerà in arte; sono i pois infiniti, reti, zucche, le famosissime Infinity Mirror Rooms, le stanze di specchi dove ti perdi nell’infinito.

I Pois, lo scandalo del corpo all’infinito   

Nasce il 1929 a Matsumoto, da bambina vedeva infinite immagini che si moltiplicano, che  saranno nella sua mente per tutta la vita, saranno materia di rinnovamento della cultura pittorica internazionale. Nel 1958 si reca a New York diventando una delle figure centrali dell’avanguardia insieme a Andy Warhol  e Donald Judd. Era l’anno 1965 quando crea la prima stanza fatta di pezzetti di specchi, entri e si crea l’effetto del corpo frammentato all’infinito, che chiamerà Infinity Mirror Room. Ha inventato l’arte immersiva 50 anni prima che diventasse moda.

Nel 1966 partecipa alla Biennale di Venezia con l’opera Narcissus Garden, creata con 1.500 sfere specchiate buttate nel prato e le vende a 1200 lire l’una, l’opera sbalordì e fece scandalo, fu creata per denunciare il mercato dell’arte.

Crea una istallazione di protesta, fa una performance di nudo a Wall Street, davanti alla borsa, con corpi dipinti di pois contro la guerra in Vietnam. Apre nel 1969 la società Kusama Enterprises, punto vendita commerciale per vendere la sua produzione di abbigliamento, borse, accessori e persino automobili decorate con i pois e motivi ripetuti all’infinito. Utilizza oggetti e beni di consumo di tutti i giorni come un’estensione del suo universo creativo. Diventa artista-imprenditrice: Kusama ha anticipato l’idea che l’arte può uscire dai musei ed entrare nella vita quotidiana e nel mercato di massa.

Il Silenzio e la Rinascita

Per qualche anno si dedica alla sua produzione commerciale, poi decide di tornare in Giappone, ma si accorge che la scena artistica l’ha dimenticata, entra in crisi. Nel 1977 entra nell’Ospedale Seiwa di Shinjuku, a Tokyo dove ci resterà sino alla sua morte, avvenuta il 14 agosto 2026 all’età di 97 anni. Anche se era in Ospedale tutti i giorni raggiungeva il suo studio che era a pochi isolati. Nel 1993 il Giappone la richiama per rappresentare la Nazione alla Biennale di Venezia, con una sua personale. Incomincia la sua rinascita diventando icona Pop. Riprende la sua produzione artistica, le Zucche gialle con enormi pois che per lei erano di una generosità rassicurante. L’opera Pumpkins : il suo  autoritratto immerso tra i colori e le immagini che si moltiplicano nell’infinito. Souls of Millions of Light Years Away, del 2013, composto da centinaia di Led sospesi come galassie, Love Is Calling con tentacoli giganti a pois che recitano le sue poesie. Dal 2009 sino al 20026 ha creato oltre 1.000 quadri coloratissimi, dall’impronta infantile che ha dipinto sino agli ultimi giorni di vita.

La Moda: Louis Vuitton e Kusama                                                                

La moda e la collaborazione con Louis Vuitton, voluta dal direttore artistico Marc Jacob (dal 2012), è stata una collaborazione molto fruttuosa per la maison. Prende il marchio classico LV e lo ricopre di pois enormi, gialli, rossi, bianchi, Su vestiti, trench, scarpe, sciarpe, borse, Speedy e Neverfull tutte a pois. Con effetto tutto anni 60. Nel 2023 con lo stilista e nuovo direttore artistico della Vuitton, Nicolas Ghesquière, presenta al Salk Istitute di San Diego una collezione di 400 pezzi, con pois che sembrano dipinti a mano, con vernice ancora fresca, irregolari. Per le borse sfere metalliche argentate applicate a mano sulle borse che erano a forma di zucca.

Per Kusama le sue creazioni erano una terapia, la connessione fra vita  e morte. Ripetere un segno, una forma in modo ripetitivo, come un ossessione   su tele gigantesche, per 18 ore, era curare la sua ansia che si dissolveva nell’infinito.

Le sue creazioni hanno superato l’Espressionismo Astratto anticipando quello che sarà il Minimalismo. Negli anni delle sue prime creazioni in tanti le hanno copiato le sue idee, persino Warhol e Oldenburg, ma a lei non importava era nella sua spazialità infinita.

 

Sabina Fattibene  -  12.09.2026

 

 

 

IL POTERE ESOTERICO DEI GIOIELLI NELL’ANTICHITA'

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Quando visitiamo un museo archeologico in cui sono esposti dei gioielli restiamo stupiti dalla loro bellezza, dalla perfezione con cui sono stati eseguiti, dalla maestria con cui l’oro o le pietre siano stati incisi; eppure quei gioielli furono indossati soprattutto per il loro valore simbolico piuttosto che per  esigenze  estetiche;  nell’uso di questi monili era un intrinseco desiderio di creare un legame tra essi ed i loro possessori; i quali riuscivano così a rapportarsi col cosmo e a riceverne protezione.

Non è un caso che molti di questi preziosi oggetti furono posti sul torace dei defunti; i quali, per compiere il loro viaggio nell’aldilà, necessitavano di grande protezione.

La collana Sassanide del 2500 a.C. in corniola con figurine itifalliche (fig.1 collezione privata); la collana fenicia in pasta vitrea con “occhi magici” (Fig.2 collezione privata); la collana egizia in faïence con amuleti (fig.3 collezione privata)il Bes egizio in smeraldo (fig.4 collezione privata) e lo scarabeo egizio, simbolo di vita e rigenerazione, posto sul cuore del defunto (fig. 5 collezione privata); tutti questi oggetti assumono un valore apotropaico, vale a dire di protezione dal malocchio e dalle energie negative.

Già presso i popoli Mesopotamici, a partire dal IV millennio a.C., le pietre furono considerate come oggetti in stretto rapporto con i cicli astrologici divenendo così amuleti o talismani dai grandi poteri soprannaturali; le incisioni simboliche realizzate su di esse avevano lo scopo di rafforzare questo loro potere.

Le gemme furono identificate anche con gli elementi della natura; quelle rosse vennero considerate pietre di Fuoco; la più significativa è il rubino; ritenuta la pietra della felicità, essa poteva divenire nera in vista di una disgrazia. Nell’antica farmacopea veniva usata contro l’anemia, la peste, l’emorragia; in magia teneva lontano i serpenti ed i demoni. Tra le pietre di Terra ricordiamo l’onice che allontanava la malinconia e i serpenti velenosi, preservava l’amore coniugale e rendeva più rapido il parto; teneva lontano i fantasmi ed i maghi la utilizzavano per evocare i defunti e i demoni.

Tra le pietre di Aria di colore azzurro o blu o incolori ricordiamo il lapislazzuli, simbolo di cielo stellato, sacro a Iside, potente amuleto contro il malocchio, che secondo Dioscoride curava i morsi dei serpenti velenosi; vi è poi lo zaffiro, simbolo di giustizia, dai grandi poteri divinatori; e ancora il diamante, ritenuto da Plinio emblema di incorruttibilità, utile contro i veleni, gli incubi notturni, gli spettri e i demoni.

Tra le pietre di Acqua ricordiamo quelle di colore verde o azzurro-verdastro, ma anche la pietra di luna e l’ametista. Tra tutte spicca lo smeraldo capace, secondo gli esoteristi, di “penetrare” le tenebre più oscure della conoscenza misterica. Famosa la “tavola smeraldina” di Ermete Trismegisto, base dell’occultismo e della magia. Questa pietra era in grado di placare le tempeste e di proteggere dai pericoli del mare. Ricordiamo inoltre il serpentino verde che già in Mesopotamia veniva inciso con figure di rettili per combattere gli influssi maligni e demoniaci, nonché le malattie; in stretto rapporto col serpente cosmico Ouroboros, simbolo di eternità e trasformazione ciclica universale. Se osserviamo l’incisione su variscite di cui alla foto 6, proveniente da collezione privata, possiamo notare che si tratta di una pietra cosiddetta “gnostica” in cui, al posto della consueta figura di Abraxas (una creatura dalla testa di gallo, torso umano e gambe anguiformi) c’è quella di un uomo munito di arco e scudo, circondato da iscrizioni magiche; sul retro il serpente Ouroboros circondato da altre iscrizioni magiche. Questa tipologia di incisioni si diffuse molto in epoca ellenistico-romana (I -V sec. d.C.) e quasi sempre recava sul dritto la figura antropomorfa di Abraxas, definito da Basilide come il “Grande Arconte”, capo dei 365 cieli. Tutto questo derivava dalla fusione di elementi giudaico-greco-orientali con alcune componenti romane.

Tra le pietre apotropaiche vanno menzionate anche i niccoli e i Grylloi.  I primi venivano quasi sempre ricavati da calcedonio-agata sardonice; la stratificazione dei colori della pietra, infatti, rendeva semplice la realizzazione dei cosiddetti “occhi”: se a questo si fosse aggiunto una bella incisione di qualche divinità protettrice si sarebbe potuta ottenere facilmente la vittoria degli sportivi, avere salute e longevità; protezione dal veleno dei serpenti ed attrazione tra sessi opposti. (fig. 7, collezione privata). Per quanto riguarda i Grylloi possiamo vedere un gran repertorio di figure antropomorfe: la fantasia ha generato degli esseri dall’aspetto mostruoso che avevano lo scopo di distogliere lo sguardo di colui che lanciava il malocchio. (fig.8 collezione privata); secondo Plutarco “lo sguardo del demonio verrebbe deviato dalla singolarità della raffigurazione salvando il proprietario dell’amuleto”.

Nel Medio Evo vedremo ancora immagini antropomorfe mostruose di demoni come Amodeo, dal corpo di drago e tre teste di uomo, toro ed ariete; o di Baal dalle tre teste, di rospo, di gatto e uomo con la corona e le zampe di anatra; di chiara derivazione da queste creature tipiche dei Grylloi.

Esistono poi incisioni su pietre o sull’oro che raffigurano esplicitamente la dea della Fortuna, (fig.9 collezione privata) o il nome della stessa (fig.10 collezione privata) in lettere greche: Kuria Eutike, vale a dire Signora Fortuna.

Occorre ricordare che fin dalle origini della civiltà l’uomo ha sentito l’esigenza di trovare un legame con gli avvenimenti della natura; e le pratiche magiche esprimono la volontà di dominarla. La magia non fu sempre disgiunta dalla religione, anzi spesso la vediamo intersecarsi ed interagire con essa e i rituali magici si basano su regole pratiche che coinvolgono l’emotività ed i pensieri profondi dell’operante; la magia era ritenuta una vera e propria scienza ed il mago impersonava al tempo stesso il medico-sciamano ed il sacerdote; l’uomo si pone al centro di un cosmo permeato da forze spirituali e la magia è il mezzo per poter entrare in rapporto con esse.

Questo il contesto culturale in cui va inquadrato lo studio della glittica, ritenuta da sempre ed a torto come facente parte delle arti minori; si tratta, infatti, di un’espressione artistica che più di tante altre è stata il riflesso significativo del pensiero e delle tendenze della propria epoca storica.

Oggetto di ricerca da parte dei collezionisti, le pietre incise ed i cammei furono, fin dall’antichità, argomento di studio; da Ippocrate e Platone, Teofrasto, Dioscoride e Plinio; quest’ultimo mise in discussione il potere terapeutico di alcune pietre. Epifanio, vescovo di Salamina e Cipro, nel IV sec. Scrive il “De duodecim lapidibus” parlando del potere terapeutico delle pietre. Nel 1080 Marbodo, vescovo di Rennes, elenca le virtù delle gemme; e ancora Cornelius Agrippa nel ‘500 e Paracelso, entrambi filosofi, alchimisti ed esoteristi ribadirono il concetto che le pietre sono un tramite tra il cosmo e l’uomo.

Usati come sigilli, e come ostentazione di potere, si, ma dobbiamo ricordare che l’uso dei monili ebbe come scopo principale quello magico-simbolico; non semplici ornamenti quindi, ma amuleti carichi di un intrinseco ed ancestrale potere insito fin dalla preistoria più remota; il loro potere ed il loro pregio fu di gran lunga superiore al prezzo pagato per acquisirli.

di Maria Pia Scirè Calabrisotto 

29/07/2026

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IL PRIMO PRESEPE IN MAIOLICA IN SICILIA

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MARCEL GAUTHEROT

Il nostro collaboratore Luigi Feliziani ha voluto rendere un omaggio a Marcel Gautherot, un grande maestro della fotografia in formato quadrato, facendone oggetto, tra l'altro, di una conferenza presso l'Ambasciata del Brasile. Le immagini, infatti, per la maggior parte documentano varie fasi della costruzione di Brasilia, la capitale creata ex novo, oltre a qualche altro scatto di particolare interesse. Per poter ammirare l'opera nella sua interezza (tutte le foto e la puntuale spiegazione dell'Autore), potete cliccare sul link:

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