Mostra sugli Angeli

Roma, Musei Capitolini

fig. 1

                                                                                                      fig.2

fig.3

fig. 4

Mostra

ANGELI   Messaggeri, custodi e viandanti, le sublimi creature dall’Antico al Novecento.
Ideazione e organizzazione Centro Europeo Turismo e Cultura Roma, Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli

Inaugurazione il 12 Maggio 2026

Questo il tema di una mostra che ospiterà dipinti e sculture provenienti da raccolte museali e private d’ Italia e d’Europa e che si propone di accompagnare il visitatore in un viaggio iconografico che avrà inizio nel IX sec. a. C. per giungere fino al Novecento.
Nel presente articolo tratteremo l’iconografia degli Angeli e delle Vittorie dall’origine fino all’arte paleocristiana (IX sec. a. C.- IV sec. d.C)
Sarà nostra cura , appena possibile, comunicare l’esatta data dell’inizio della mostra. Ma quando l’uomo iniziò ad immaginare queste benigne presenze ? e soprattutto : in che modo la loro rappresentazione artistica si evolse dai primordi della civiltà fino ai giorni nostri? Non sempre vennero rappresentati in sembianze eteree e delicate come nella pittura rinascimentale; nel VII sec. A.C. i Babilonesi raffigurarono delle divinità dall’ aspetto polimorfo: i Lamassu dalla testa umana , il corpo di leone e grandi ali di uccello ; spiriti protettivi cui era affidato il compito di proteggere gli ingressi delle città e i loro abitanti.
Nel VII-VI sec. a. C. in Etruria troviamo le Lase, dall’aspetto simile a quello delle sfingi, destinate ad accompagnare i defunti nell’oltretomba esattamente come angeli custodi.
Del resto anche i testi biblici ( Samuele 22,11) descrivono gli Angeli come creature spirituali dall’aspetto animalesco; Ezechiele attribuisce loro 4 teste e 4 ali secondo un’ iconografia simbolica derivante dagli Egizi e dai Babilonesi.
Le 4 teste simboleggiano il divino e la sua onniscienza; le ali superiori ricordano il legame col divino e le ali rivolte verso il basso indicano l’interazione con la sfera umana, la protezione.
Nell’antica Grecia vengono rappresentate moltitudini di Nikai; divinità dall’aspetto di belle fanciulle con le ali che incarnano il trionfo, la vittoria già conseguita; sono in continuo movimento e possono spostarsi da una città all’altra; proprio per questo motivo, come narra Pausania, gli ateniesi vollero rappresentarne una senza le ali: per costringerla a restare tra loro.
Le Nikai greche si trasformarono in Vittorie nel mondo Romano e furono simbolo di trionfo militare e attestazione del potere dello Stato; ma le troviamo anche in veste di accompagnatrici di personaggi importanti come Antonino e Faustina nella loro apoteosi ( cfr. base di colonna nel cortile della Pigna in Vaticano fig.1)
Contemporaneamente si assiste ad una grande produzione di opere in cui pullulano gli Eroti ; piccoli geni protettori della famiglia, della fecondità, della natura; li vediamo in veste di bimbi, spesso sessuati, con ali di uccello se maschi ed ali di farfalla se femmine. Il loro culto, tanto radicato nella tradizione della campagna romana, ebbe continuità presso i primi cristiani che li raffigurarono nei loro affreschi, mosaici e sculture.
Una delle più alte espressioni dell’arte paleocristiana, il sarcofago di Giunio Basso, riassume i caratteri stilistici della propria epoca ( siamo nel 359 d. C.) con quelli della successiva generazione. Sui suoi fianchi sono raffigurate scene bucoliche di Eroti vendemmianti; un tema assai caro agli artisti paleocristiani poiché i piccoli geni simboleggiano la beatitudine come premio per coloro che hanno vissuto nello spirito di Cristo. (fig.2)
Li troviamo nei mosaici del mausoleo di Costantina a Roma (fig.3) e in quelli dell’arco trionfale a S. Maria Maggiore; qui gli Angeli sono presenti anche in sembianze di adulti con le ali e indossano la tunica e il pallio; sono parte della narrazione del Vecchio e del Nuovo Testamento, promanazione dal divino che in teragisce con l’umano. (fig.4)
In questi mosaici il simbolismo si carica di apporti teologici, perdendo la carica emotiva da cui si era originato ; le figure diventano ieratiche e grazie anche all’utilizzo del fondo d’oro sembrano essere immerse in un ambiente ultraterreno, anticipando un clima figurativo che sarà il futuro.

Maria Pia Scirè Calabrisotto

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