NON E' UN PAESE PER SINGLE
La bravissima autrice, alla fine del libro, scrive con sincerità che il suo scopo è intrattenere. Qui come in tutti gli altri libri suoi che ho letto, ci riesce benissimo.
Benvenuti nella sezione "Letteratura e dintorni" di prisma, riflessi di cultura. Qui, ogni libro è un viaggio e ogni autore una scoperta. Ci immergiamo nelle pagine per svelare nuove prospettive, offrendo ai lettori curiosi una chiave di lettura unica e approfondita. Condividiamo la nostra passione per la letteratura, con un focus sui dettagli che contano e sulle storie che meritano di essere raccontate. Unisciti a noi per esplorare l'infinito universo dei libri.
Siamo negli anni ’50 a Londra nel quartiere di Kensigton, la città è ancora tutta da ricostruire, molti quartieri soffocano ancora tra le macerie.
La signora Hawkins è vedova di guerra e lavora in una casa editrice come editor. Vive in affitto in una camera all’interno di un appartamento dove si avvicenda un’umanità varia, sofferente, bizzarra che forse proprio perché provata dalle privazioni della guerra sa offrire ancora un senso di attenzione al prossimo, una immediata solidarietà. Il telefono e il bagno in comune ci riportano a una realtà forse per noi davvero lontana ma pure a un calore, a un senso di vicinanza oggi per noi incomprensibili.
Muriel Spark pennella un affresco ricco di personaggi originali, strani, e ci porta a conoscere un mondo, quello dell’editoria, che pur avendo a che vedere con l’arte rivela tuttavia degli aspetti di meschinità, di invidia, di piccineria.
A rendere la lettura ancor più avvincente viene introdotto un elemento di suspence, un mistero che sa di magia e di imbroglio, che sarà rivelato solo nelle ultime pagine.
La casa editrice Adelphi ha recentemente deciso di ridare alle stampe i libri di questa feconda scrittrice, nata ad Edimburgo nel 1918 e morta a Uliveto terme nel 2006. Tra i suoi capolavori ricordiamo “Gli anni fulgenti di Miss Brodie” al quale The Guardian ha assegnato il trentunesimo posto in una classifica dei cento migliori romanzi di tutti i tempi.
La scrittura di Muriel Spark è pungente, assai godibile. Ricca di note umoristiche, di profondità psicologica.
Mrs. Hawkins, la voce narrante, munita di acuto senso dell’osservazione e di una morale inflessibile, si ritrova al centro di una trama che mescola umorismo nero, intrighi e riflessioni sulla natura umana.
Tra i personaggi spicca poi Hector Bartlett: scrittore presuntuoso e manipolatore, che rappresenta l’ipocrisia del mondo letterario. Per lui, per la prima volta, viene utilizzata l’espressione di pisseur de copie, che ha reso ancor più celebre questo singolare romanzo.
Una frase.
“Se dovete rispondere a una richiesta con un rifiuto che non ammetta repliche, vi consiglio di non addurre mai motivazioni né spiegare perché siete contrari: questo porta solo a polemiche e discussioni.”
Carla Roscioli
Simenon è un profondo conoscitore dell’animo umano, degli aspetti più profondi, dei più meschini.
Adelphi ha dato da poco alle stampe questo romanzo breve, “Domenica”.
Non si tratta di un Maigret, a volte è proprio in questi romanzi in cui non è presente il celebre commissario che si raggiungono vette altissime, sia nel plot che nella scrittura.
Protagonista è la Costa Azzurra, il mare, lo scintillio delle onde, la luce della Provenza.
E pure protagonista è Émile, un ragazzo, un uomo che lascia che la vita gli accada. Nulla di ciò che gli capita sembra essere stato deciso o scelto da lui.
In circostanze fortuite si trova sposato alla proprietaria di un locale, nel sud della Francia, Berthe. E l’occasione per un salto sociale, da semplice cuoco a proprietario. Ma questa posizione anziché renderlo più sereno diventa una progressiva causa di tormento e di desiderio di fuga da ruoli che percepisce castranti e non desiderati.
Sempre per caso arriva una giovane domestica, nasce una relazione ma anche qui sembra più un dispetto e una rivincita verso una moglie-padrona che un sentimento. Siamo agli albori del turismo di massa, il locale sempre pieno è un ulteriore motivo di angoscia, di claustrofobia nei confronti di una vita che non si è scelti.
La provincia per Simenon è una fonte inesauribile di spunti, il libro è ricco di personaggi magistralmente dipinti.
Nel racconto, pervaso da crescente tensione, si percepisce un desiderio fortissimo di fuga, di liberazione da un giogo, da un ruolo diventato sempre di più una prigione, un ergastolo. Émile è un uomo scarsamente empatico, privo di desideri, di guizzi, di qualsivoglia entusiasmo per la vita. Tutto e tutti in definitiva gli sono indifferenti, perfino la giovane con la quale è indeciso se voler cambiar vita.
Un romanzo atipico del prolifico Simenon, una scrittura sontuosa, uno scavo dei personaggi che a nostro modesto parere, non ha pari.
Carla Roscioli
L’ultimo romanzo di Claudio Sestieri ha questo titolo suggestivo: ricordiamo che l’aggettivo cremisi è associato spesso al corpo dei bersaglieri, chiamati “fiamme cremisi” poiché il colore delle mostrine ha appunto questa tonalità di rosso: è appena più scuro del rosso cui siamo abituati, ma risulta molto usato nell’alta moda. E infatti, la sfumatura cromatica evocata si riferisce appunto ad un abito, un vestito affascinante e seducente pur nella sua quotidiana semplicità, indossato dalla protagonista femminile, Ottilia, la creatura meravigliosa ed enigmatica che fa perdere la testa al povero Luca, il protagonista nato dalla fervida a fantasiosa penna di Claudio Sestieri, un artista che conosciamo da tempo come regista cinematografico raffinato ed espressivo, sceneggiatore e, ovviamente, scrittore!
Il racconto risulta molto interessante: ci narra, infatti, una vicenda assai particolare, ma tutto sommato abbastanza ricorrente nel nostro mondo attuale, così come in quello di ieri e, sicuramente, del domani.
E’ la storia di Luca, un uomo anziano (diciamo un sessantenne?) dai capelli bianchi, individuo di grande cultura e sceneggiatore di film, il quale, in un negozio di Testaccio che vende DVD (quindi stiamo parlando di almeno 10/15 anni fa, sotto il profilo temporale), incontra casualmente Ottilia, una splendida ventottenne che studia a Roma Tre e che per mantenersi lavora a part-time come commessa. Il risultato, è che Luca rimane talmente colpito dalla giovane, che se ne innamora perdutamente, proprio come capita a un adolescente (ed infatti lei non lo sa!!!!!). Anche se poi capisce...
Luca racconta al lettore in modo piacevole le varie fasi della sua “cotta”, l’evolversi del suo coinvolgimento scattato “a prima vista”, ma basato su minimi elementi, ovvero atteggiamenti da lui evidentemente male interpretati.
Luca, così, esprime con sapienza tutto il suo travaglio interiore, in un racconto ricco di citazioni, di cultura a tutto campo, specialmente di riferimenti cinematografici che l’Autore ben conosce.
Qualche incontro, sempre giustificato da motivazioni culturali, purtroppo non porta a risultati: lei si dimostra affettuosa, ma tutto sommato misteriosa e criptica. Luca perde ogni speranza: razionalmente cerca di distogliere il suo pensiero dal quel vestitino cremisi da cui restò particolarmente colpito. Poi, inaspettatamente ecco il miracolo: una sera riceve, infatti, un’inattesa chiamata di Ottilia che aveva bisogno di aiuto; e così se la ritrova in casa, ospite per una notte... Succederà qualcosa? Al lettore il piacere e la curiosità di scoprire come è andata.
In ogni caso, la ragazza dal vestito rossastro, anzi cremisi, riuscirà a far vibrare il cuore di questo signore benestante, colto, dai capelli bianchi...
Quanto c’è di autobiografico in tutto il racconto? Sicuramente nulla di personale, molto nella descrizione del contesto culturale in cui Claudio Sestieri fa muovere il suo protagonista Luca.
In definitiva, un romanzo appassionante, che incuriosisce e cattura il lettore!
Complimenti all’Autore!
di Salvatore Scirè
Kathleen Dunmore è nipote di Maria Lazar. Ha custodito il prezioso manoscritto di questo affascinante libro per decenni. Per rispetto alla nonna, suicida a Stoccolma nel 1948. Per onorarla ha deciso di dare alle stampe Quattro volte me. E noi le siamo grati.
Maria Lazar proveniva da una famiglia agiata di orini ebraiche, frequenta scuole e ambienti prestigiosi. Autrice di diversi scritti che faticano a vedere la luce per via delle ben note restrizioni legate all’ascesa del nazismo.
E veniamo al libro. Si tratta di una sorta di diario che ci racconta dell’amicizia tra quattro ragazze assai diverse tra loro. Sebbene non si faccia riferimento ad alcuna ambientazione è chiaro che siamo in presenza di un clima fin du siècle, nella dolce Mitteleuropa che va incontro al proprio destino sul viale del tramonto.
Il libro parla della vita di Ulla, Grete, Anette e la narratrice senza nome, delle varie vicissitudini, dei primi amori. Nel libro si salta dal periodo dell’infanzia a quello della vita adulta in un concitato viaggio di andata e ritorno tra le varie epoche della vita. La prosa è sorprendente, ricca di flashback, di tagli, un flusso inarrestabile di parole.
E poi c’è l’Estranea, un quinto elemento con cui la protagonista si confronta, un possibile alter ego che osserva e forse giudica.
E’ tutto uno zampillare di parole, poetico, travolgente. Un affresco vivace di una società che appare aperta, libera, prima della tragedia.
Il controverso rapporto con Alex, marito della migliore amica, ricorre continuamente nelle pagine di questo racconto.
Nei fatti non si può dire che ci sia una trama ma un profluvio di sentimenti, una disperata ricerca di sé, un guardare negli specchi e nelle altre ragazze per riconoscersi, per ritrovarsi, per provare ad amarsi. Un’affannosa ricerca della propria identità.
L’autrice purtroppo non ha trovato questo respiro, questa pace. Però ci ha lasciato molto di sé in queste pagine così intense, in questa scrittura densa. Già notata da Robert Musil, che aveva detto di lei che possedeva “agile potenza metaforica”, aveva frequentato anche Thomas Mann.
Segnaliamo infine la superba traduzione dal tedesco di Laura Ragone.
Carla Roscioli
I Convitati di Pietra è un libro cattivo. Michele Mari, penna tra le più raffinate del panorama letterario italiano, autore di perle quali Euridice aveva un cane, Rondini sul filo, Tutto il ferro della Tour Eiffel, Leggenda privata, e della raccolta di poesie Cento poesie d’amore a Ladyhawke, costruisce una trama crudele e cinica, un po’ “Grande Fratello”, un po’ “Compagni di scuola” (film di Carlo Verdone del 1988).
Siamo al liceo Berchet di Milano, maturità del luglio 1975. Trenta compagni di scuola sottoscrivono un “patto scellerato”. Si rivedranno ogni anno alla stessa data, verseranno una quota, una sorta di riffa, e alla fine i tre sopravvissuti, nel 2050, si spartiranno il congruo montepremi.
Il convitato di pietra, di mozartiana memoria, è lui, lei, la morte. L’impietoso passare del tempo. O forse meglio l’attaccamento pervicace e ossessivo alla vita, o allo status raggiunto, o forse più banalmente, ai danè.
I trenta vengono osservati, analizzati con una lente da entomologo, vengono esaminati i vizi, le meschinità, le bassezze. Vengono alla luce i segreti, i rancori, le rivalità.
C’è chi ha ceduto al cinismo, chi alla superstizione, chi ha perso ogni speranza. Quello che sembra all’inizio uno scherzo goliardico diventa un gioco pericoloso e ossessivo.
Ognuno tenta a suo modo di eliminare gli altri, o a immaginare di farlo e di rimanere quale superstite a godere del banchetto.
Il libro ripercorre i sospetti, le trame, le bassezze che ciascuno costruisce per tentare di far fuori l’altro.
Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames!
Nel panorama della letteratura italiana contemporanea Mari spicca per la prosa colta, ricca di figure retoriche, un vocabolario a volte desueto e demodé.
Possiamo dire di aver letto cose più interessanti di questo autore.
Tuttavia, il premio Strega ottenuto nel 2026 è meritatissimo.
Carla Roscioli
Il libro Viale Angelico - I racconti del calzolaio, di Claudio Scarpino, è il più recente di una raccolta di sei romanzi gialli. I precedenti sono nell’ordine: Via Crescenzio, Via Tacito, Via Cicerone, Via Cola di Rienzo e Piazza Adriana. Come può ben intuire soprattutto chi vive a Roma siamo nel quartiere Prati, il Commissariato è quello di Borgo.
Nel 1870 Roma è diventata da poco capitale, questo ha comportato un forte incremento della popolazione. La costruzione di Prati fu pianificata dal sindaco Luigi Pianciani (e inserita dall’ingegnere Alessandro Viviani all’interno dello studio definitivo del primo Piano regolatore di Roma moderna) in un primo momento nel 1872 e successivamente in maniera definitiva tra il 1881 e il 1882. Il quartiere fu costruito sulla sponda occidentale del Tevere sui terreni che appartenevano al Capitolo di S. Pietro ed era affidato a coltivatori che vi avevano installato vigne. L’architettura era ispirata alle tipologie a blocco piemontesi. Per ragioni politiche (ancora forti i dissidi con la Chiesa) da nessuna di queste vie era possibile scorgere la cupola di S. Pietro. Noto all’inizio come Prati di Castello e poi Prati, oggi è un quartiere dove sono insediate numerose caserme e uffici di avvocati e notai.
Il rione Borgo (XIV)ne fa parte ed è detto anche “vestibolo del Vaticano”. Il nome deriva da “burg” che significa piccola cittadella fortificata”. La “spina di Borgo” era l’insieme di isolati a forma di triangolo tra via della Conciliazione, Borgo Vecchio e Borgo Nuovo.
Tutti i gialli della serie Racconti del calzolaio si muovono dunque in questo suggestivo ambiente.
Claudio Scarpino con questo ultimo libro ci porta nuovamente nel cuore del quartiere. Siamo a Viale Angelico. Protagonista è il Commissariato di Borgo con l’Ispettore capo Cosentino e la sua squadra. L’agente scelto Valentina Rinaldi, spesso ripresa dal Capo per l’uso ricorrente del vernacolo romanesco.
Il furto di una moto Guzzi V7 Classic del 2007 dà inizio all’avvincente plot. Tra i numerosi personaggi spicca soprattutto la figura di un calzolaio, Pietro, amico dell’Ispettore Capo. Il dialogo con il ciabattino risulta decisivo per la risoluzione dei casi, in questo ma anche in tutti i precedenti racconti della serie. Tra Pietro e Cosentino corre una gran simpatia condita dal rito della colazione e del caffè, spesso condivisi insieme.
Riuscirà il nostro Ispettore capo ancora una volta a venire a capo del misterioso furto e della scomparsa della probabile colpevole?
I consigli del calzolaio saranno ancora una volta determinanti!
Claudio Scarpino ha trascorso buona parte della vita lavorativa al C.N.R. in qualità di tecnico informatico, già scrittore dal 1996 ha deciso di occuparsi del filone poliziesco, un genere che risulta essere tra i più graditi dai lettori, perfino più del cosiddetto “romance”. La serie dei racconti del calzolaio è iniziata nel 2020.
Buona lettura.
di Carla Roscioli
Passeggiando per i borghi marchigiani, lungo la valle del fiume Aso capita di imbattersi in piccole librerie che resistono all’avanzata della “cultura liquida”. E all’interno della libreria Goliarda di Pedaso, nei pressi di Fermo, abbiamo ritrovato un piccolo libro, fresco di ristampa.
Si tratta del breve saggio di una scrittrice, Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti (1912-1998), partigiana, traduttrice, moglie del politico Emilio Lussu, che ha fatto delle Marche un luogo di adozione (terra di origine della sua famiglia) e a questa regione ha dedicato diversi scritti. Ma di che cosa si tratta e che cosa sono le comunanze?
Sono considerati tali i territori che hanno una appartenenza collettiva, gestiti in modo solidale, non sono pubblici, non sono privati. Si tratta in genere di territori localizzati nelle aree montane, non adatti all’agricoltura moderna, soggetti nel tempo a tentativi di alienazione e di relative resistenze in quanto si tratta di beni che hanno permesso la sussistenza a zone totalmente disagiate ed escluse. Sono terreni il cui sfruttamento è controllato e che sono tenuti in vita nell’interesse di una comunità che grava su di essi.
Alcuni studiosi distinguono le “terre collettive” dalle “terre gravate da usi civici”. Si tratta di due modelli di proprietà diversi: le prime appartengono a tutta una collettività che risiede in un territorio, riguardano solo certi soggetti, addirittura discendenti di sangue in linea maschile, fino a non molto tempo fa.
Nelle terre gravate da usi civici invece la collettività “trae specifiche utilità” ma non ha la proprietà del terreno. Nel passato è possibile che appartenessero ad un feudatario, successivamente acquisite dal demanio comunale.
E’ peraltro alle terre collettive che si può guardare se si vuole intraprendere una riflessione circa la possibilità di una alternativa al modello economico dominante di sfruttamento avido ed egoistico delle risorse.
Le comunanze sono una palestra di insegnamento di valori quali la solidarietà, la collaborazione ma soprattutto una educazione all’uso ecologico dei beni comuni affinché l’eccessivo consumo non crei un impoverimento delle risorse.
Oggi nelle Marche le comunanze sopravvivono tra molte difficoltà. La proprietà collettiva ha infatti senso se alle sue spalle esiste una collettività che mantiene al suo interno un legame di solidarietà. Se invece le si considera come luoghi dove coltivare “tipicità” o come moderne “boutique del gusto” se ne snatura il fine.
Nel libro emerge “in maniera emblematica il modo di fare storia dell’autrice, che è sempre in relazione con il mondo e con l’altro, indagine dei legami del vivere umano con la terra.
di Carla Roscioli
La bravissima autrice, alla fine del libro, scrive con sincerità che il suo scopo è intrattenere. Qui come in tutti gli altri libri suoi che ho letto, ci riesce benissimo.
L’ultima fatica di Emmanuel Carrère si presenta come un corposo memoir scaturito dalla necessità di rendere omaggio alla memoria della madre, Hélène Carrère d’Encausse, deceduta il 5 agosto 2023 all’età di 94 anni.
Mezzanotte a Parigi
Questo intenso e singolare romanzo è l’opera principale della scrittrice sudcoreana Han Kang (Gwangju, 27 novembre 1970). Con quest’opera vince il Man Booker International Prize nel 2016, in seguito sarà insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 2024.
È un dato di fatto. Da tempo statistiche e studi hanno confermato che se si vuole valutare il grado di emancipazione e di libertà di una nazione occorre guardare al grado di evoluzione e di istruzione delle ragazze e delle donne.
Questo libro tratta di un argomento estremamente delicato e doloroso. La vicenda è purtroppo nota. Si tratta della non più giovanissima autrice Gisèle Pelicot che aiutata da una giornalista in gamba, Bérénice Capatti riesce finalmente a raccontare le sue terribili vicende.
Il prolifico scrittore Maurizio de Giovanni ha il dono di una scrittura maestosa, ricca e coinvolgente, sia che si occupi del Commissario Ricciardi, un personaggio complesso che si trova ad operare a Napoli durante il periodo fascista, tra l’altro libri in cui è presente una ricostruzione storica sontuosa, sia che si occupi di una squadra di poliziotti squinternati, molto presi dalle varie vicissitudini delle loro complicate vite. Sempre a Napoli sua città natale. Si tratta del ciclo dei Bastardi di Pizzofalcone.
Il titolo di questo libro è tratto da un versetto della Bibbia, in particolare dal libro della
Maurizio Canforini
di Carla Roscioli
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