È un dato di fatto. Da tempo statistiche e studi hanno confermato che se si vuole valutare il grado di emancipazione e di libertà di una nazione occorre guardare al grado di evoluzione e di istruzione delle ragazze e delle donne.
Nel libro “Leggere Lolita a Teheran”, della scrittrice e docente Azar Nafisi, testo di particolare attualità vista la situazione in quell’area, il focus è posto sull’analisi della condizione femminile dal dopo Scià Mohammad Reza Pahalavi fino alla seguente rivoluzione islamica inclusa.
Si tratta di un’opera a metà tra saggio storico, romanzo e memoir che affronta con acutezza una profonda analisi della società iraniana attuale dal punto di vista dell’altra metà del cielo che sembra essere invisibile e senza voce. Questo libro si propone in parte di smentire tale giudizio.
Un gruppo di ex allieve dell’autrice si riuniscono per parlare di letteratura, ultimo disperato gesto rivoluzionario che ha come scopo l’affermazione della propria libertà di pensiero, di azione e di libertà di disporre del proprio corpo.
Sono ragazze costrette a mille sotterfugi per poter accedere ai libri, alla musica, per provare ad amare chi vogliono. Scoprono nella lettura una via per uscire da una gabbia fatta di ottusi divieti. La letteratura è vista come unica via di fuga verso la libertà.
Questo libro offre un’occasione particolare per approfondire molti aspetti sconosciuti della società e della storia iraniane. Una dimostrazione palmare che in fin dei conti non è possibile costringere del tutto al silenzio e all’invisibilità le donne.
Azar Nafisi, classe 1955 è figlia dell’ex sindaco di Teheran incarcerato nel 1963 ed è stata espulsa per non aver rispettato le norme sul velo e sul vestiario.
La scelta di leggere Lolita e di studiare la figura del suo autore, Nabokov, viene assunta per costruire un possibile paragone tra la figura di Humbert e i suoi tentativi di plagio della giovane secondo le proprie fantasie e il regime iraniano nei confronti delle donne analizzandolo come rapporto vittima/carnefice.
Nel salotto della professoressa le ragazze possono assaporare la libertà di aprirsi e di immaginare anche una possibile diversa esistenza.
di Carla Roscioli
Aggiungi commento
Commenti