Enrico Benaglia

SOTTO UN MANTO DI STELLE...

                      Venerdì 6 marzo 2026 vernissage

                                di una nuova mostra di

                                  ENRICO BENAGLIA

 

di Manuela Lucchini

Immergersi nel firmamento, in un blu particolare, circondati dalle stelle. Siamo nel mondo di Enrico Benaglia, il Maestro della tela, capace ogni volta di farci sognare.

Questa volta lo fa con la mostra “Cacciatori di stelle”, una mostra presentata in un luogo particolarissimo: la Scuola di Ingegneria Aerospaziale di Sapienza Università di Roma.

Lo spazio degli astronauti e lo spazio di Benaglia, dove trovi “I delfini che giocano con le stelle” o un “Arcobaleno notturno”. E poi?  Ma guarda!!!!!! Che sta succedendo un po’ più in là? Uno dei suoi uomini di carta sta rubando una cometa. E poi ancora più in là un altro omino, avvolto dal “blu Benaglia” (così viene ormai definito il blu tipico del Maestro) sta ammirando la Supernova. E c’è anche una figurina femminile che con un pallottoliere queste stelle le sta contando.

Grazie ai quadri  di Enrico Benaglia ci siamo immersi in un mondo fantastico. Siamo tornati a sognare. Abbiamo ritrovato la purezza dell’anima.

“E’ questo il mio scopo – ci sussurra all’orecchio il Maestro per non distruggere questa atmosfera – con le mie opere io voglio raggiungere il cuore delle persone.

E’ un piacere incontrarlo.  Io lo sono andata a trovare nel suo studio, nel suo mondo.

“Vengo qui tutti i giorni - dice – io sono un artigiano della pittura.  Ho bisogno di dipingere. Per me la pittura è vita. Dopo tanti anni, di fronte a una tela bianca, ancora mi emoziono. Mia madre mi diceva sempre che ho cominciato prima a disegnare e poi a parlare, e quanto al rapporto con lo spazio e con le stelle, io ce l’ho sempre avuto. Ricordo quando da bambino guardavo mio padre fare il presepio. La cosa che mi attirava di più era quella carta blu piena di stelle che rappresentava il cielo.”

Il suo studio è grande, immenso, pieno di quei quadri da sogno e di sculture. Le stesse figurine di carta che diventano materia, realtà.

Enrico Benaglia ha mantenuto sempre il suo stile, unico e inconfondibile. Ma c’è una differenza tra le opere di Benaglia dei 30 anni e quello di oggi?

“E’ vero , ho  mantenuto sempre il mio stile, ma c’è molta differenza tra i miei dipinti di ieri e quelli di oggi perché nella vita si cambia. Da giovane i miei colori erano lievi, poi la vita mi ha fatto conoscere emozioni più forti e anche il colore si è arricchito. Però sono sempre rimasto fedele a me stesso e non ho mai seguito le mode o la benevolenza della critica. Ed è stato un bene”.

Che rapporto ha Enrico Benaglia con i giovani?

“Bellissimo! Proprio accanto al mio studio c’è un Accademia e ne incontro tantissimi. Una volta mi è successo un fatto che mi ha fatto molto riflettere sui ragazzi di oggi. Alcuni di loro hanno visto una mia opera e mi hanno detto con tanto entusiasmo: che bella!!!! Ma l’ha fatta lei? Davvero, e con quale programma?... capito, mi hanno chiesto con quale programma. Io allora ho risposto: con questo programma qui… e ho mostrato loro le mie mani. Se va via la luce – ho spiegato -accendo una candela e continuo a creare”.

E già… programmi… programmi… poi ora con l’intelligenza artificiale non parliamone proprio. Ma dove stanno i sentimenti? Un’opera d’arte, un quadro, una poesia, sono la voce dell’anima, altrimenti non ha più senso niente.

“Proprio così – conferma il Maestro – con l’Intelligenza Artificiale si elimina il sogno. E i sogni invece sono il sale della vita”.

“Maestro – gli chiedo – si può dire la sua età?”

“Certo, quest’anno ne faccio ottantotto”.

“Ottantotto?!?! Non è possibile”. Benaglia sembra un ragazzino. Che sia anche lui un personaggio delle favole?

“Ogni mattina faccio sport, mezz’ora di ginnastica, e poi lavoro, ho la curiosità di conoscere sempre cose nuove, di imparare”. Poi volta il viso verso una donna. “In realtà è lei la mia forza, la mia musa.” E’ Alida, la sua compagna. “Siamo una coppia forte” aggiunge ancora lui. E Alida, la poetessa, sorride.

Ci immergiamo di nuovo nei quadri della mostra, nei cieli “blu Benaglia”, nelle figurine di carta, nelle stelle …. “Sì - dice – ho fatto una mostra ai confini dell’infinito. Una mostra intitolata “Cacciatori di stelle”.

Siamo nell’Universo anche noi. Grazie Maestro per averci fatto sognare!

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