Falstaff - L'arte di farla franca

Al Teatro Quirino di Roma è andato in scena, in Prima Nazionale, un lavoro drammaturgico di grande spessore, apprezzabile sia per la qualità del testo, sia per la bravura di tutto il cast.

Stiamo parlando di Falstaff – L’arte di farla franca, una riscrittura contemporanea liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière, come dire che nasce dalla fusione in un’unica figura teatrale di due personaggi che appartengono alla storia del grande teatro riconosciuto come tale da tutti! Un lavoro in cui il protagonista Sir John Falstaff/Don Giovanni si presenta come lo stereotipo dell’uomo che basa la sua vita totalmente sulle parole, le quali si trasformano così in un’arma totale di seduzione, ma anche di menzogna, entrambe perseguite nella piena convinzione di poter agire in totale impunità, sicuro di poter sfuggire sempre e comunque alle conseguenze delle proprie malefatte.

In testo e la regia sono di Davide Sacco, il quale è riuscito a compiere una pregevole trasposizione temporale di tutta la vicenda: oltre alla fusione dei due mitici personaggi cui si accennava, in pratica riesce a dare vita a un Falstaff moderno, contemporaneo e attuale nel modo di agire e di relazionarsi con gli altri personaggi, evidenziandone soprattutto l’aspetto comico in svariate circostanze e momenti, che in realtà potevano trasformarsi in qualcosa di drammatico!

Anche la scenografia è stata concepita seguendo questa logica, a cominciare da un finto sipario dorato iniziale cui fa da contraltare finale un sipario nero trasparente che lascia intravedere cattivi presagi. E Falstaff in entrambi i casi strappa gli enormi veli, quasi a voler sfidare il destino che essi celano, qualunque esso sia. Il resto della scena è una struttura a due piani, con scale e porte, concepita “come uno spazio teatrale totale, astratto e simbolico, che non ricostruisce luoghi realistici, ma riflette lo stato interiore del protagonista...: Falstaff è sempre visibile, sempre al centro, sempre sotto lo sguardo del pubblico.”

Il Sir John Falstaff dei tempi moderni è incredibilmente dotato di una parlantina incessante, grazie alla quale si fa beffa dei creditori (continuando così ad accumulare debiti), corre dietro a tutti i tacchi a spillo che gli capitano a tiro, sottovalutandone rischi e conseguenze, giocando su più tavoli in ogni istante della propria vita. Non a caso, gestisce un locale sull’orlo del fallimento, ma lo fa sfoggiando “la stessa arroganza vitale del Don Giovanni molieriano e la vitalità sfrontata del personaggio shakespeariano: ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”.

Egli è circondato nella commedia da una serie di personaggi buffi e grotteschi: servi improbabili, creditori sciocchi, mariti gelosi e soprattutto due donne, Margaret e Alice, che richiamano proprio l’intelligenza e la lucidità delle Comari di Windsor di Shakespeare. E saranno proprio loro che alla fine lo metteranno con le spalle al muro: l’appuntamento notturno nel famigerato e temuto bosco di Windsor svelerà la presenza di fantasmi o folletti o comunque di figure che infine metteranno a nudo il sentimento della paura, magari la paura del ridicolo!

Il lavoro scorre piacevolmente, sostenuto da un ritmo instancabile, scandito dalla inesauribile capacità affabulatoria, in cui Emilio Solfrizzi si dimostra particolarmente capace, affascinando così la platea.

Il ritmo instancabile che caratterizza tutta la pièce coinvolge ovviamente tutta la compagnia, assumendo colorazioni le più disparate.

Come spiega il regista e Autore Davide Sacco, “il mio Falstaff è un uomo che combatte la morte restando in movimento. Beve, parla, corre, inganna, seduce perché fermarsi significherebbe ascoltare il silenzio. E nel silenzio, Falstaff, non sa stare. Tutto nello spettacolo nasce da questa urgenza: non fermarsi mai. La parola è il vero motore di questo lavoro. Una parola che seduce, ferisce, salva e condanna. Falstaff non ha spade, non ha denaro, non ha potere reale: ha la lingua.”

In questo turbinio di situazioni, Emilio Solfrizzi domina la scena e seduce la platea, ma non da meno sono i suoi compagni di palcoscenico: Giorgio Borghetti, perfetto e capace nel doppio ruolo del barbone e del commendatore, Matteo Mauriello nella impegnativa parte del servo Pistol, Cristiano Dessì che spicca nella doppia parte di Nym e di uno dei mariti, Ivan Olivieri abilissimo nel doppio ruolo di creditore e del secondo marito, e, dulcis in fundo, le due magnifiche figure femminili, che segneranno la sorte di Falstaff: Claudia Ferri nei panni Margaret, e Marika De Chiara nella parte di Alice.

Tutti i componenti della compagnia creano un meccanismo perfetto, che esalta la figura di Falstaff, un personaggio speciale, che ha ispirato (se volgiamo lo sguardo verso il melodramma) due grandi musicisti come il nostro Giuseppe Verdi (con l’opera omonima) e il tedesco Otto von Nicolai (con Le allegre comari di Windsor).

Ricordiamo che lo spettacolo porta il marchio produttivo della Compagnia Molière, l’originale scenografia è firmata da Fabiana Di Marco, mentre i pregevoli costumi sono di Luciana Donadio.

Nel complesso uno spettacolo di livello, che vale la pena andare a vedere.

di Salvatore Scirè

Fino al 17 maggio 2026

TEATRO QUIRINO

Via Delle Vergini, 7 - 00187 Roma

info e prenotazioni Tel. 06.6794585 - biglietteria@teatroquirino.com

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