Antonio Amurri, Tonino per gli amici, nato ad Ancona è stato un grande autore, il “papà” del varietà, radiofonico e televisivo, un re garbato della radio e della tv che faceva divertire all’insegna del buon gusto, senza mai scadere nella volgarità e nella banalità. Da un punto di vista professionale, Amurri apparteneva alla cosiddetta “generazione del trapasso”, a quel gruppo di autori che, provenendo dalle gloriose redazioni dei giornali satirici e dal teatro di rivista, era riuscito a trasferire in video, durante gli anni ’50, un repertorio di singolare ricchezza. Il varietà televisivo, il glorioso varietà televisivo, nasceva proprio come un travaso d’idee, di uomini e di umori.
Prima in coppia con Faele, poi con Maurizio Jurgens e dal 1968 con Dino Verde, altri grandi autori che hanno fatto storia, Antonio Amurri è stato uno dei più fecondi e brillanti autori di copioni radiofonici, televisivi, teatrali e di tantissime e bellissime canzoni, la maggior parte di queste portate al successo da Mina nei suoi anni d’oro, gli anni ’60. Come non ricordare, cantate dalla Tigre di Cremona, La banda, Vorrei che fosse amore, Conversazione, Sono come tu mi vuoi, Se c’è una cosa che mi fa impazzire, Due note, per citarne alcune.
Il nome di Antonio Amurri cominciò cominciò a farsi sentire alla radio dal lontano 1948 con la rivista Hoop…là e dal 1954 si dedicò completamente allo spettacolo radiotelevisivo.
Si deve riconoscere sicuramente che Amurri la televisione non solo l’ha scritta ma l’ha proprio fatta, in quanto è stato uno dei pochi che rimaneva in studio per interi pomeriggi, a volte la notte, seguendo le registrazioni dei varietà, aggiustando, ricucendo, tagliando, adattando il copione alle esigenze della regia e degli interpreti. Le sue trasmissioni, soprattutto radiofoniche, sono state tantissime, ma quella che è stata il fiore all’occhiello della radiofonica, sicuramente è stato lo show della domenica mattina Gran Varietà, che battè tutti i record di gradimento e di durata (ben 13 anni dal 3 luglio 1966 all’8 luglio 1979, con un anno di intervallo) e di ascolto. Questo varietà era e rimane, a distanza di più di sessant’anni, una delle pietre miliari nella storia della radiofonia italiana. Ogni domenica mattina per il radioascoltatore era una festa dalle mille sorprese: ospiti importanti, vedettes internazionali, cantanti e scenette divenute quasi un cult, come quelle interpretate da Paolo Panelli (Alvaro il tassinaro, Strarompi), da Monica Vitti (Rosalia), da Lando Buzzanca (Buzzango), per citarne solo alcune. Resterà uno dei grandi misteri dell’etere come all’ascoltatore potesse giungere quel senso di lusso, di grandiosità, di evento straordinario. Un conto è fare della rivista mostrando facce e mimica, scene e costumi, un conto è fare della rivista stimolando solo l’immaginazione di chi ascolta. Gran Varietà creò questa magia.
Tante le trasmissioni televisive, tra queste: Canzonissima 1960; Il signore delle 21, con Ernesto Calindri; Eva ed io, con Franca Valeri, Lina Volonghi, Gianrico Tedeschi, Bice Valori; Teatro 10 con Lelio Luttazzi; Sabato sera con Mina, Paolo Panelli, Rocky Roberts, Lola Falana; Doppia Coppia con Alighiero Noschese, Signore e Signora con Delia Scala e Lando Buzzanca; Speciale per noi con Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Paolo Panelli e Bice Valori; Formula due con Alighiero Noschese e Loretta Goggi; Fantastico 10, l’ultima sua trasmissione tv nel 1989.
Per il teatro scrisse il Delia Scala Show, La minidonna, KesslerKabaret, Applause, mentre per il cinema scrisse la sceneggiatura di Più bello di così si muore con Enrico Montesano, tratto dall’omonimo libro.
Antonio Amurri non si è fatto mancare nulla: nella sua lunga carriera ha scritto anche tanti libri, il primo del 1973, Piccolissimo, quasi un “lessico familiare”, un vero best seller, l’ultimo Piccolissimo vent’anni dopo del 1991. In mezzo a questi tanti altri libri molto divertenti, come ad esempio Come ammazzare la moglie e perché, Come ammazzare il marito senza tanti perché, Stavolta m’ammazzo sul serio, Come ammazzare mamma e papà, Più bello di così si muore, Come ammazzare la suocera. In tutto furono 13, alcuni dei quali tradotti in spagnolo, francese, tedesco, serbo croato e russo.
Antonio Amurri era una persona che sapeva mantenere buoni rapporti di lavoro con tutti coloro che lo attorniavano. In più i suoi colleghi gli riconoscevano uno spiccato senso manageriale. Nascondeva dietro una apparente leggerezza, un serio professionismo ed un amaro dannato, unico, inesauribile per la letteratura.
Come non considerare Antonio Amurri nel gotha degli umoristi italiani? Sicuramente, vista la mole di copioni, canzoni, scenette esilaranti, romanzi che ha lasciato, è un piacere riscoprirlo. E’ un patrimonio unico, che appartiene a tutti noi. Grazie Amurri!!!
Giancarlo Leone
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