CARLO LIZZANI: UN RICORDO SPECIALE!
Ebbi la fortuna di conoscere Carlo Lizzani al Liceo Visconti, quando l’Associazione Ex Alunni gli conferì il “Premio Mattonella”. Era esattamente il periodo in cui il Maestro stava girando il film “Roma bene”. Ricordo che legammo subito a livello personale: il presidente dell’Associazione all’epoca era il grande commediografo Sandro Giovannini ed io, come Segretario, coordinavo le fila delle attività, sotto l’aspetto organizzativo. Pochi anni dopo, con la scomparsa di Sandro, pensammo subito a lui, come nuovo presidente; una carica che Lizzani accettò con grande entusiasmo e che gli è stata sempre rinnovata, fino a quel drammatico giorno dell’ottobre 2013, quando decise di farla finita!
Durante i primi anni di presidenza dell’Associazione, Carlo Lizzani fu nominato anche Direttore della Biennale del Cinema di Venezia. Anzi, nella città lagunare realizzò un bellissimo ed elegante documentario, dal titolo “Venezia Capitale Culturale”. La mia innata curiosità e la voglia di viaggiare che mi ha sempre spinto, mi indussero ad andarlo a trovare a Venezia, per assistere a qualche ciak. In quei giorni stavano girando in un palazzo storico, di cui non ricordo il nome, ma la preparazione del set era in ritardo per qualche problema tecnico, così ne approfittai per andare a prendere un caffè. Il caso volle che quando risalii, entrai nel salone e mi ritrovai innanzi a Carlo, appollaiato sul carrello in movimento, che stava girando: insomma, gli rovinai la scena e dovettero rifarla da capo! Per fortuna, il tutto finì in una grande risata! Lui stesso mi raccontò di quando prese parte come attore a un film di un comune amico, il raffinato regista Claudio Sestieri: un paio di volte, gli venne spontaneo dare lo Stop al motore, dimenticando che il regista era un altro! Lizzani era un personaggio molto ironico; e anche autoironico. Ricordo un’intervista in TV rilasciata al Liceo Visconti dopo un nostro evento. In quel periodo, se non ricordo male, ben quattro ex alunni erano ministri nel governo in carica (Guido Carli, Giuliano Vassalli, Massimo Severo Giannini e Adolfo Battaglia): e Lizzani, evidenziando simpaticamente la circostanza, disse alla giornalista: “Ebbene, mi sento quasi il Primo Ministro di un governo ombra!”
C’era un episodio unico che Carlo raccontava sempre con grande piacere: nel 1988 diresse il film “Caro Gorbaciov” (poi realizzato anche in versione teatrale). Poco tempo dopo, mentre si trovava a Mosca, venne invitato al Cremlino, a un grande ricevimento. Ovviamente, conobbe il padre della perestrojka ed ebbero modo di scambiare alcune idee. A un certo punto, il Presidente russo dovette firmare alcuni autografi, ma non avendo una penna con sé, la chiese in prestito a Lizzani, il quale ben volentieri gli prestò la sua, ma la ressa era così fitta, che Gorbaciov, mentre la folla li allontanava, accennò più volte al gesto di restituirgliela, ma senza riuscirci; poi, entrambi travolti dalla massa di gente, non si videro più. E Carlo commentava così: “Non importa per la penna, spero che gli sia servita magari per firmare uno di quegli importanti trattati internazionali!” E così nacque tra noi amici, il mito della “penna di Gorbaciov”!
Ancora oggi ricordo con grande emozione ed orgoglio l’invito che mi fece per assistere al primo ciak del capolavoro “Celluloide”, nella spettacolare location di Villa Lante al Gianicolo (sede dell’Accademia di Finlandia). Era presenti tutti i protagonisti: Massimo Ghini, Lina Sastri, Antonello Fassari, Giancarlo Giannini. Fu un evento che, una volta girata la scena, si trasformò in una festa, anche se per pochi addetti. Ho anche assistito alle riprese di altri lavori, come Mamma Ebe, o Il Caso Dozier: evidentemente, il seme dello spettacolo dentro di me stava lentamente germogliando e crescendo.
Carlo, comunque, non mancava mai di coinvolgermi nelle anteprime dei suoi film. Mi fece invitare anche quando furono festeggiati solennemente i suoi 80 anni in Campidoglio, con un magnifico ricevimento organizzato dall’allora Sindaco Walter Veltroni.
Per quanto mi riguarda, debbo dire che Carlo Lizzani mi è sempre stato vicino sin da quando ho iniziato a fare teatro: dal lontano debutto a I MITI, nel lontano 1995, impegni permettendo, è sempre venuto alle mie prime, senza perdersi uno spettacolo e incoraggiandomi ad andare avanti. Ultimamente, stavamo pensando addirittura di scrivere una sceneggiatura cinematografica insieme. Poi, le cose sono andata diversamente, purtroppo...
Negli ultimi mesi, avevo preso l’abitudine di andare a prenderlo sotto casa la domenica mattina, per fare una passeggiata nei dintorni. Facevamo una puntata a Via Cola di Rienzo, in uno dei tanti caffè di zona, dove si parlava di tante cose: della nostra Associazione, di spettacolo, di progetti; e Carlo dimostrava una lucidità incredibile. Una mattina mi confidò che Robert De Niro gli aveva dato la sua disponibilità per l’anno a seguire. Ma “in un anno possono succedere tante cose...”, mi disse; e lui ne era ben consapevole: quasi un presagio!
Nella primavera 2013, organizzammo al Visconti una proiezione del suo magnifico documentario “Non eravamo solo ladri di biciclette”. Nonostante le sue ormai precarie condizioni fisiche, Carlo si fece accompagnare in taxi fino al Collegio Romano, per dare un saluto affettuoso ai suoi compagni di scuola. Alla fine della proiezione, in pochi lo accompagnammo fuori, fino al taxi; e Carlo, attraverso il finestrino, fece un gesto per lui inconsueto: ci mandò un bacio con la mano! Presentimenti? Forse!
Il 5 ottobre, era un sabato, lo chiamai all’ora di pranzo: non lo sentivo da alcuni giorni, in quanto impegnato a preparare il debutto al Teatro dei Satiri di una mia commedia. Mi rispose con una voce molto triste. Lo sentii veramente strano; mi disse che era appena uscito dall’ospedale dopo un ennesimo ricovero; si sentiva assai debole e non riusciva a riprendersi fisicamente. Alle mie parole di incoraggiamento, rispose con una frase che non posso dimenticare: “No! Questo è l’inizio della fine!”. Dopo neppure un’ora mi arrivava una telefonata, con la tragica notizia!
A quanto abbiamo avuto modo di accertare, parlandone con i figli Flaminia e Francesco, io sono stato l’ultima persona a sentirlo al telefono. Dopo avermi salutato, pare sia andato a riposare, salvo rialzarsi poco dopo, per compiere il gesto estremo, al quale si stava evidentemente preparando da tempo. Così mi spiego la sua ultima frase, altrimenti senza senso.
La sua mente non aveva accettato l’idea che il fisico non la sostenesse più! Non accettava neanche l’idea di essere portato in ospedale e trattato come un numero (e questo effettivamente ebbe modo di confidarmelo); insomma, aveva deciso per una soluzione fortemente drastica ma risolutiva del suo dramma personale.
Quando la drammatica notizia fece il giro delle agenzie di stampa, mi cercarono dal TG 5: un amico della redazione sapeva della nostra amicizia e così mi chiese di rilasciare un’intervista per l’edizione delle 20. Volutamente, diedi appuntamento alla troupe Mediaset proprio davanti al Visconti: mi stimolava l’idea di rilasciare quella breve e triste intervista proprio davanti al “nostro” portone. Poi, mi avviai mestamente a piedi al Teatro dei Satiri, dove ero in scena con “C’è un morto giù in cantina”: alla fine dello spettacolo, mi feci forza e salii sul palco per ricordare Carlo al numeroso pubblico presente, che gli tributò un lungo e sincero applauso. E fu una grande emozione, per me!
Lizzani ha lasciato un grande vuoto, sia a livello affettivo, tra quanti gli stavamo vicino, sia a livello culturale, in quanto ritengo che avrebbe potuto creare ancora qualcosa di eccezionale e di raffinato in campo cinematografico. Ero al corrente dei suoi progetti; la sua mente era lucida e in grado di guardare lontano: purtroppo il fisico non lo sosteneva altrettanto.
In lui ho conosciuto e apprezzato molto anche l’uomo: era una persona mite, equilibrata, disponibile; e soprattutto modesta. In un’intervista che mi rilasciò per Playboy, mi disse che se non avesse fatto il cineasta, gli sarebbe piaciuto fare il diplomatico! E non ho alcun dubbio che gli sarebbe riuscito bene. Meglio per tutti che abbia optato per l’ottava musa, grazie alla quale ci ha lasciato un’opera vasta e multiforme: dalla poesia di Fontamara, all’ironia precursiva de La vita agra; dalla cruda drammaticità di Banditi a Milano, alla trattazione di quei soggetti storici che tanto amava, in cui Lizzani sapeva evidenziare soprattutto gli aspetti umani dei vari protagonisti.
Ecco, mi piace ricordarlo così: una figura esemplare, un vero signore, un uomo di classe; un artista!
di Salvatore Scirè
Estratto del volume “Da ragazzo giocavo a Piazza Navona” (La Mongolfiera Edizioni)
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