OROLOGERIA AURILI, ROMA

INTERVISTIAMO ALDO ED ENRICO AURILI

Noi di Prisma, Riflessi di Cultura non potevamo perderci l’occasione di incontrare una tra le più importanti e significative eccellenze italiane: siamo nel cuore di Roma, a metà strada tra piazza di Spagna e piazza Navona, in via del Clementino 104, nell’Orologeria Aurili, rinomata a livello europeo per quanto riguarda la pendoleria di antiquariato. In questo negozio è possibile far tornare in vita orologi di ogni epoca e non solo: qui si possono acquistare anche dei bellissimi e rari esemplari di pendole antiche; oggetti che tra la fine del sec. XVIII e il sec. XIX segnarono le ore della storia. E parliamo soprattutto dei cosiddetti orologi Impero di fattura francese che accompagnarono il tempo della rivoluzione, dell’avvento di Napoleone Bonaparte e della Restaurazione.

Oggetti ancora oggi molto ricercati ed apprezzati per la loro bellezza artistica e per la preziosa doratura a mercurio, che furono il riflesso dell’arte, del gusto e della moda della loro epoca e possiedono ancora la magica proprietà di impreziosire un angolo della nostra casa.

Aldo Aurili ha dedicato ogni momento della sua vita al restauro degli orologi antichi; fin da bambino, infatti, nella sua Lucca, si avvicina al mondo dei meccanismi presso il laboratorio dello zio.

Quando è entrato veramente in questo mondo con lo scopo di apprendere?

Negli anni Sessanta, quando abitavo già a Roma in via Stresa; un amico e compagno di scuola, Alberto Picard, nipote del grande Guido Picard, mi spinse a frequentare il laboratorio del nonno per imparare il mestiere di riparatore di orologi; era un grande ed apprezzato maestro che si intendeva di orologi antichi e moderni. Per cinque anni restai nel suo laboratorio; poi frequentai un triennio di specializzazione presso Orlando Zijno in via della Vite, considerato il numero uno dell’orologeria antica; quando, nel’68, tornai dal servizio di leva in aeronautica, Adriano Picard mi propose di aprire un laboratorio in via Stresa con lui.

E’ in questo momento che entra in contatto con i grandi collezionisti?

Si, erano gli anni ‘70 e in quel momento si inaugurò la grande mostra Mercato dell’Antiquariato di Arezzo, grande stimolo per noi giovani entusiasti che ci avvicinavamo al mondo del lavoro; una grande quantità di collezionisti proveniente non solo da tutta Italia, ma anche dall’Europa, affluiva con lo scopo di acquistare oggetti d’arte di ogni genere.

Spesso, per ragioni di lavoro, mi recavo a Milano; in questa città feci un incontro che avrebbe segnato la mia vita: quello con Osvaldo Patrizzi; nel ‘72 Osvaldo aprì una casa d’aste a Ginevra e mi chiese di collaborare con lui, in qualità di esperto e di riparatore; in questo ambito potei ampliare ancor più le conoscenze dei maggiori collezionisti di orologi.

Per quanto tempo è durata la sua collaborazione con Patrizzi?

Fino al 1984 quando venni contattato dalla Christie’s di Roma che mi propose di divenire il proprio consulente; così tornai a Roma dove nel 1986 nacque mio figlio Enrico che, finiti gli studi, ha mostrato un grande interesse per il mio lavoro dedicandosi con passione all’apprendistato.

So che Enrico, nonostante la sua giovane età, grazie all’arte e alla passione che lei è riuscito a trasmettergli, non è soltanto un bravo riparatore ma riesce anche a costruire e a rettificare pezzi di meccanica che ormai non è più possibile trovare in alcuna fornitura.

Naturalmente. Ma è diventato anche un grande consulente della casa d’aste Bolaffi di Torino.

Enrico, come è arrivato alla decisione di apprendere il lavoro di suo padre?

Io vengo dal Liceo Artistico e mi ero indirizzato agli studi dei beni culturali ed alla loro conservazione e restauro; però appena ultimati gli studi mi sono accorto che purtroppo tutto si era esaurito in un mero apprendimento teorico senza alcuna esperienza pratica. Ho pertanto iniziato a guardarmi attorno chiedendomi cosa fare nella vita; precedentemente in estate ero stato nel laboratorio di papà, dove avevo iniziato ad incuriosirmi e a dare un aiuto; man mano che imparavo, sentivo crescere in me la gratificazione di poter ridare nuova vita agli orologi e di poterli consegnare al futuro; la natura fortunatamente mi ha elargito il dono della manualità e sempre più mi sono appassionato nella riparazione delle meccaniche antiche, ricostruendo pezzi corrotti dal tempo e ormai introvabili.

Riparare orologi moderni è una cosa banale perché sostituire i pezzi è abbastanza semplice; il vero stimolo mi arriva sempre da quelli antichi e lo stesso avviene nelle aste, quando arrivano i lotti per le vendite. Ormai è sempre più difficile trovare esperti in questa materia.

Quando ha iniziato a lavorare per le aste?

Nel 2016 le aste di Bolaffi contattarono papà per chiedere la sua consulenza; coì iniziai ad accompagnarlo e a fare esperienza; poco tempo dopo mio padre decise di dedicarsi esclusivamente alla riparazione ed alla vendita ed io sono subentrato nel suo ruolo presso la Bolaffi.

Così è iniziato questo nuovo viaggio, che ormai va avanti da 10 anni; ed è stato un crescendo di esperienza, di emozioni, nonostante si tratti di un lavoro impegnativo.

Quanto tempo occorre per preparare un’asta?

Molto. L’ultima ha richiesto circa un mese di lavoro; ho schedato 600 lotti per quanto riguarda gli orologi e circa 300 relativi alle penne.

Signor Aldo, è vero che l’interesse per gli orologi antichi non è più quello di venti anni fa?

Si, purtroppo i giovani collezionisti non vanno più alla ricerca di oggetti antichi ; però oggi fortunatamente stiamo assistendo ad un vero e proprio boom per quanto riguarda gli orologi moderni e questo fa si che, pian piano, i giovani stiano avvicinandosi anche a tutto ciò che le famiglie hanno loro lasciato in eredità; così iniziano ad apprezzare anche l’antiquariato: assistiamo, in un certo senso, alla riscoperta del passato; possiamo davvero affermare che noi lavoriamo coi ricordi del passato.

Sicuramente il vostro negozio è un importante punto di riferimento e di grande interesse storico sulla piazza di Roma. Lei ha lavorato anche per le ‘’grosse Istituzioni’’ se non ricordo male

Si. A Palazzo Chigi, durante il mandato del presidente del Consiglio Draghi, ho spesso riparato i molteplici orologi curandone la manutenzione; un giorno il presidente disse ai custodi: “A me non piacciono gli orologi morti’’; venne pertanto indetta una gara che noi vincemmo; fu così che potemmo restaurare una decina di splendide pendole . Ho lavorato molto anche per l’Hotel Hilton che ha una sorta di museo dell’antiquariato con oggetti di grande pregio storico-artistico ed ho ricevuto onorificenze in Quirinale dal Presidente Ciampi.

Finalmente anche i Musei hanno ricevuto i fondi per poter restaurare e talvolta siamo chiamati per ridare movimento alle pendole addormentate da tempo; naturalmente il nostro lavoro si avvale della collaborazione di altri maestri: ebanisti, bronzisti, doratori, esattamente come avveniva anticamente; una vera e propria equipe di lavoro.

Durante i molti anni di carriera le è mai capitato di lavorare per personaggi famosi?

Certamente; ho lavorato per i fratelli De Filippo, per Scarnicci, autore televisivo e regista insieme a Tarabusi, per Raimondo Vianello, per Federico Fellini, Francesco Mulè.

Molto significativo e divertente l’incontro con Fellini. E invito i nostri lettori a vedere l’intervista televisiva col grande maestro proprio sul sito www.orologeria-aurili.com. Il regista possedeva una pendola che non camminava più; aveva chiamato in casa un paio di riparatori ma questi, incapaci di rimetterla in movimento, gli avevano consigliato di gettarla.

Un amico gli fa il nome di Aldo Aurili che viene immediatamente convocato; il maestro parla di Aldo chiamandolo erroneamente Sergio; riferisce che per un’ora lo sente armeggiare e addirittura parlare con la pendola; ed ecco che questa, come per magia, riprende a suonare…

E’ vero. Un mio cliente un giorno mi ha telefonato per informarmi che era andata in onda questa intervista in cui si parlava di me. Così siamo andati a cercarla su internet.

L’incontro è stato molto gradevole ed interessante; le persone davvero squisite; li lasciamo al loro lavoro, accompagnati dal ticchettio dei numerosi orologi… e non possiamo non ricordare le parole del grande storico dell’arte Pierre Kjellberg, nella sua opera Encyclopèdie de la pendule française: “Il tempo, il suo scorrere, sovrasta dominante la nostra vita lasciando su di essa un’impronta indelebile; l’uomo, non riuscendo a domarlo o ad arrestarlo, ha voluto, quanto meno, provare a misurarlo’’.

 

Di Maria Pia Scirè Calabrisotto

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