L’instancabile regista Donatella Cotesta sarà presto in teatro a Valencia in Spagna e a New York con “Una certa storia romana” e “Quello che non dicono di me – Anna Magnani”, due storie che raccontano l’Italia e gli italiani.
Con questi due spettacoli si suggella in Europa e in America la nuova corrente definita “Il Nuovo Verismo Italiano”.
Donatella Cotesta e Giulio de Nicolais d’Afflitto, autore e filosofo, hanno infatti codificato il Nuovo Verismo Italiano non come una semplice etichetta stilistica, ma come un approccio che mira a far sì che la verità riesca a farsi scena. Il loro lavoro si è sviluppato attorno all’idea di un superamento della finzione, proponendo un ritorno alla realtà che non sia mera imitazione ma un’indagine profonda del vissuto, capace di trasformarsi in linguaggio teatrale e artistico.
In questo quadro le figure di Donatella Cotesta e di Giulio de Nicolais d’Afflitto assumono anche il ruolo di critico e teorico, impegnati a strutturare le basi concettuali di questo nuovo corso e a distinguerlo dal verismo storico ottocentesco, attraverso una dimensione più introspettiva e contemporanea.
Sebbene il Nuovo Verismo si concentri sulla verità scenica, l’interesse di Cotesta per la Massoneria si inserisce in un filone di studi dedicato alle radici del pensiero laico e illuminista in Italia.
In questo contesto sono state promosse e sostenute iniziative e convegni volti a rileggere la storia italiana anche attraverso il prisma delle società iniziatiche, analizzando come tali percorsi abbiano influenzato la cultura e l’impegno civile di molti intellettuali.
In questa prospettiva emerge anche un parallelo teorico tra il percorso verso la verità che caratterizza il Nuovo Verismo e il cammino iniziatico massonico: in entrambi i casi la conoscenza non è qualcosa di dato una volta per tutte, ma un traguardo che deve essere conquistato attraverso un metodo rigoroso, artistico da un lato e filosofico dall’altro.
Redazione
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