MARCO SIMEOLI, UN ARTISTA A TUTTO TONDO!

Marco Simeoli non ha certo bisogno di preamboli o di presentazioni. Tra l’altro, ci conosciamo da 25, forse anche 30 anni. Intervistarlo, quindi, è stato soprattutto un piacere, per far riaffiorare alla mente vecchi ricordi, per raccontarci reciprocamente tante cose con calma: quando ci si incontra nel camerino alla fine di uno spettacolo e a una conferenza stampa veloce e caotica non si riesce a dire tutto quello che vorremmo. Se poi ci aggiungiamo il dettaglio, non trascurabile, che il risotto alla crema di scampi era favoloso.... Beh, il massimo! E dopo il sorbetto al limone, il registratore può mettersi tranquillamente in movimento!!!

Allora, Marco, da dove cominciamo? Musica o teatro?

Teatro! Anche se in realtà io ho una tradizione di famiglia, legata a un negozio importante di Napoli, “Musica Simeoli”, che si trova nella strada della musica, Via San Pietro a Majella, proprio di fronte al Conservatorio. Però, diciamo pure che la mia presenza in teatro è stata sempre accompagnata dalla musica. Mettiamola così: io sono un attore, ma canto anche, però la recitazione è stata sempre la mia attitudine principale

Un bel ricordo dei tuoi primi passi teatrali.

Io vivevo a Napoli, dove, come tu sai c’è una grande tradizione del teatro amatoriale: abitavo al Vomero, avevo 14/15 anni, e lì conobbi appunto una compagnia amatoriale. Recitai per la prima volta in Filomena Marturano: facevo il cameriere di Filomena. Poi sono andato avanti con lo studio e ricordo ancora quella volta che andai al Politeama (avevo l’abbonamento) a vedere Gigi Proietti e me ne innamorai: alla fine andai a salutarlo in camerino e gli chiesi informazioni sul Laboratorio, sulla sua scuola, che poi ebbi modo di fare nel 1991; dopo molti anni, in realtà, anche perché ci misi un po’ di tempo per maturare questa decisione.

Io ricordo di averti conosciuto ai tempi de I Picari, quattro matti scatenati....

Si, certo: venivamo tutti e quattro dal Laboratorio: chiedemmo a Gigi che cosa dovevamo fare, poiché eravamo un po’ spaesati, disorientati, e lui disse: “dateve da fa”! Inventatevi qualcosa, unitevi! E noi lo ascoltammo, fondando appunto questa compagnia, I Picari (oltre a Marco Simeoli c’erano Francesca Nunzi, Roberto D’Alessandro e Augusto Fornari), con la quale facemmo tante cose belle e vincemmo pure il Premio Petrolini; facemmo pure una sit-com; questo gruppo è durato 10 anni poi è finito, e tante volte ci chiedevano: che peccato, perché vi siete sciolti? Ma la domanda era un’altra: come avete fatto a stare 10 anni insieme? Perché non è facile! Però oggi ricordiamo soltanto le cose belle, tanti bei titoli, tante risate, tanto divertimento, e pure una lunghissima tenitura nei teatri: ai Satiri restavamo 4 mesi. E d’estate facevamo 40 o 50 date, con i famosi Ercole Palmieri e Massimo Carlino che ci facevano girare per l’Italia.

Che cosa unisce e che cosa divide Roma e Napoli, si somigliano molto ma qualcosa le contraddistingue?

Io ovviamente sono legato a entrambe. Napoli perché mi ha formato in tutti i sensi e il patrimonio napoletano ce l’ho dentro e mi ha sempre aiutato, anche nel lavoro. Roma è la città che mi ha accolto e che mi ha fatto crescere professionalmente, ma sai, anche quando cito Napoli e Roma nei miei spettacoli, c’è un modo diverso di porsi rispetto anche all’ironia e alla comicità. Napoli, sai, è famosa per le sue sintesi... o per gli striscioni napoletani, che potrebbero essere riconducibili a Pulcinella, perché siamo tutti un po’ Pulcinella a Napoli. I romani, invece, sono più feroci sulla battuta, a volte più cattivi. Ovviamente sono due città stupende, straordinarie. Amo molto Roma, che mi ha dato la possibilità di conoscere tante persone interessanti, mi ha fatto fare lavori meravigliosi, quindi non posso che essere molto grato a Roma.

Raccontami qualcosa sugli spettacoli più importanti che hai fatto con Gigi Proietti

Sicuramente Cavalli di battaglia: sai perché? E’ stato uno spettacolo che abbiamo fatto per tanti anni in teatro e poi Gigi ne ha fatto una sintesi televisiva in quattro puntate, dove lui inserì il meglio del suo repertorio; ed io ero presente in molti di questi momenti, di questi sketches, ma anche io nel mio piccolo ho fatto qualche mio cavalluccio di battaglia: come sai, sono amante delle macchiette napoletane, Gigi pure le amava molto e così ne feci due o tre, all’interno della trasmissione.

Come puoi sintetizzare l’esperienza di Aggiungi un posto a tavola?

Un onore e un onere che ho avuto, in uno spettacolo che ha molto accompagnato la mia vita. Questa è la terza edizione. Figurati che la prima volta recitai un uno spettacolo amatoriale a Napoli: avevo solo 20 anni e pure allora feci il ruolo del Sindaco! Quindi uno spettacolo che ha avuto veramente un significato enorme nella mia vita. E dopo aver fatto prima Toto e poi il Sindaco, è arrivata quest’ultima edizione, nella quale continuo a fare il Sindaco, ma mi è stata affidata la regia, ed è stata una cosa per la quale ho tremato fino al giorno del debutto, perché ovviamente prendere il timone di una commedia musicale tra le più importati, conosciuta e amata, non è stata una cosa facile; è stata per me una grande responsabilità. Fortunatamente è andata bene e sono molto contento. Come hai sentito in conferenza stampa, in questo quarto anno debutteremo all’Arena di Verona, una grande occasione, quindi: per me ha un significato enorme e la più grande soddisfazione non è tanto quella di recitarci, ma di aver curato la ripresa teatrale. Diciamo le cose giuste; non è la regia: è la ripresa teatrale perché la regia è quella originale di Garinei & Giovannini. Ci siamo permessi di fare qualche piccola modifica, anche perché dopo 50 anni, il pubblico è cambiato, il cast è totalmente nuovo, quindi si poneva la necessità, qualche volta, di andare incontro alle caratteristiche attoriali di alcuni componenti del cast.

Uno spettacolo che ti è particolarmente caro, in senso affettivo.

“Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, che ho fatto per 17 anni consecutivi al Globe Theatre, che ormai non c’è più: lo stanno facendo crollare, marcire, ma è uno spettacolo che veniva replicato ogni anno, divertente, sempre pieno, soprattutto di giovani: ed era la grande soddisfazione di Gigi vedere i giovani a teatro d’estate, per assistere a Shakespeare. Quando gli chiedevano come fare per portare i giovani a teatro, lui rispondeva: “Il biglietto deve costare poco”. E infatti il parterre costava solo 10 euro!

Un ricordo speciale: la voce di Lassù:

Embè: io avevo un rapporto meraviglioso con Enzo Garinei, gli volevo molto bene e lui mi voleva molto bene: eravamo entrambi molto legati e quanto io da Toto passai a fare il ruolo del Sindaco, in precedenza interpretato da lui, Enzo non lesinava consigli, ogni tanto veniva a dirmi qualcosa, ma senza mai dirmi “fai come ho fatto io”; erano sempre e solo consigli giusti e validi, pensando a come avevo fatto io il personaggio, e sempre con grande garbo e con intelligenza straordinaria

di Salvatore Scirè