Rovereto, prezioso scrigno di storia ed alta cultura

 

di Luisa Chiumenti

 

Adagiata lungo la valle dell’Adige e bagnata dal suo affluente Leno, Rovereto, capoluogo della Vallagarina, si presenta come un vero e proprio scrigno di Natura, di Storia e di grande cultura, sempre pronta ad accogliere l’innovazione, senza perdere il contatto con la tradizione. Quale “Raffinata promotrice di alta cultura”, ecco quello che Fausto Melotti scrisse al suo amico, artista e letterato, Carlo Belli: “Ritengo che sia stato per me un privilegio passare la mia giovinezza a Rovereto, una piccola città, ma con un fermento culturale straordinario”.

Ed è in corrispondenza del nucleo più antico della città, ai piedi del castello, che il visitatore verrà affascinato dalla Casa d’Arte Futurista di Fortunato Depero: una casa che lo stesso artista roveretano aveva pensato come Museo. Riaperto al pubblico nel 2009 dopo dieci anni di accurato restauro, il museo si propone come un vero e proprio “atelier”: un laboratorio d’artigianato da cui nascono arazzi, mobili, piatti, scialli, giocattoli con il segno e le fantasie cromatiche tipici dell’autore. Si vedono così opere d’arte e oggetti “d’uso comune”, secondo il concetto di Depero per cui “l’arte futurista” deve “invadere la vita quotidiana”. E di fronte alla Casa Depero, prima che la “Via della Terra” sbocchi sulla piazza del Municipio, che inizia la rampa che porta al castello, situato in posizione strategica, su un dosso roccioso sulla riva destra del torrente Leno, con la struttura imponente di una roccaforte militare, che accolse poi il Museo storico della guerra. Il primo nucleo fu costruito dai Castelbarco tra il XIII e il XIV secolo come presidio del loro potere feudale in Val Lagarina.

La città, quale sede storica della prestigiosa Accademia degli Agiati e del Centro Studi Rosminiani, vede da sempre un grande afflusso di appassionati e studiosi che intendono seguire ad esempio i Festival dei filmati archeologici o i grandi incontri Mozartiani e le mostre accolte ora dal Mart, il Museo d’arte contemporanea “firmato” da Mario Botta e diretto ora da Micol Forti.

Ma ecco il fascino di quella “La Campana dei Caduti”, la “Maria Dolens” che tutte le sere suona per ricordare i caduti di tutte le guerre, che dagli spalti del castello portata poi a Roma per la benedizione papale in piazza San Pietro, venne poi spostata sul colle di Miravalle, alto sulla collina sopra Rovereto, mentre rimaneva al Castello il modello originale in gesso.

E se, dal Medio Evo alla Serenissima Repubblica di Venezia e al secolo dei lumi, il centro abitato si è arricchito di palazzi di grande interesse architettonico, ecco che in epoca moderna l’impegno culturale e progettuale si è concretizzato nell’apertura del Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, ideato dalla genialità dell’architetto Mario Botta, che ha saputo imprimere  il suo segno contemporaneo, lungo il profilo dei palazzi settecenteschi del corso Bettini, a cominciare dal palazzo che ricorda il passaggio di Goethe da Rovereto; egli infatti annotava  nel suo  “Diario di viaggio in Italia” l’11 settembre del 1786, di essersi fermato per un soggiorno, presso l’Albergo della Rosa.

Il settecentesco Palazzo Testori infatti (già Candelpergher), che fa da chiusura prospettica al Corso Bettini, costruito verso la fine del 1700, ospitava l'antico albergo “Rosa d'Oro” dove nel settembre 1798 pernottò J. W. Goethe “in viaggio verso l'Italia. E ricordiamo l’interesse che il poeta ebbe per la città, se lasciò scritto fra l’altro, nelle sue memorie di viaggio, di “aver avuto a Rovereto l’impressione di trovarsi già in Italia ed aver avuto qui il primo e gradito saluto nella lingua italiana”.

Ma anche W. A. Mozart fu ospite di tale albergo, per non parlare di altri ospiti come l'imperatrice Carlotta, lo zar Alessandro di Russia (1882) e Maria Luigia d'Austria (1839). Il proprietario dell’albergo era peraltro molto noto nel territorio perché faceva servizio di posta con una diligenza a cavalli sulla tratta Rovereto-Trento-Verona: l’ingresso alla posta a cavalli avveniva dal bel cancello in ferro all’inizio della piazza, mentre, all’interno, vi erano le stalle per i cavalli.

Ma non dimentichiamo che Rovereto è un ottimo punto di partenza per le più belle vacanze in montagna in Trentino.

 

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