Gli Innamorati

Al Teatro Quirino di Roma è il scena “Gli Innamorati”, una delle cosiddette “sedici commedie nuove” di Carlo Goldoni. Scritto a Bologna nel 1759, questo lavoro apre un nuovo periodo creativo del grande autore veneziano, quello in cui le sfumature di carattere psicologico, specialmente in materia amorosa, attenuano volutamente la tendenza alla comicità fino a quel momento prevalente.

Sebbene la tematica portante della commedia sia il complicato rapporto tra due fidanzati, Eugenia e Fulgenzio, fatto di gelosie parossistiche, ripicche, puntigliose prese di posizione salvo ripensamenti repentini, il testo non risparmia esplicite critiche alla società dell’epoca, di cui evidenzia molte ipocrisie.

E tale aspetto si concretizza – come è giusto che avvenga – grazie alla caratterizzazione del profilo psicologico di tutti i personaggi, protagonisti e comprimari.

L’amore è certamente un argomento universale, valido in ogni periodo storico, quindi anche ai nostri giorni.

Volutamente, Carlo Goldoni introduce la sua commedia con questi versi:

Specchiatevi, o giovani, in questi Innamorati ch'io vi presento;

ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi.

L’invito palese e dichiarato è quello di non cadere nella trappola della gelosia, che rischia di trasformarsi in ben altro (tema oggi quanto mai attuale).  

Queste le riflessioni e le considerazioni che hanno portato il regista Roberto Valerio a mettere in scena “Gli Innamorati”, grazie alla produzione che vede una proficua sinergia tra ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI, LA CONTRADA Teatro Stabile di Trieste e LA PIRANDELLIANA, in  collaborazione con il  Comune di Verona - Estate Teatrale Veronese, nel cui contesto ha debuttato lo scorso settembre, per poi proseguire in tournée in tutto il Paese.

Come spiega puntualmente Roberto Valerio nelle sue Note di regia, “Goldoni non si accontenta di raccontare in modo semplice la vicenda, al contrario ci presenta una magnifica galleria di personaggi intorno ai due giovani amanti che consigliano, rimproverano, ingarbugliano ancor di più la vicenda. Il campione assoluto nel creare scompiglio e nel creare strade drammaturgiche aggrovigliate, è Fabrizio (lo zio di Eugenia), magnifica maschera di chiacchierone, bonario bugiardo che esalta e magnifica tutte le persone che lo circondano provocando ilarità degli altri personaggi e di riflesso del pubblico.”   

I protagonisti della commedia goldoniana sono lo zio Fabrizio, fissato con le sue manie di grandezza e con il collezionismo, per cui ha dissipato le ricchezze di famiglia, compresa la dote della nipote Eugenia e quelle dell’altra nipote Flamminia, rimasta prematuramente vedova (e in attesa di “ricollocarsi” con qualcuno!).  Fulgenzio è pronto a sposare Eugenia anche senza dote, ma sono giornaliere le liti con l’amata. Lo zio cerca di indurre la nipote a sposare il conte Roberto (imparentarsi con la nobiltà è sempre una malcelata aspirazione di una certa borghesia), ma quest’ultimo pretende la dote!

E così, dopo una divertente e colorita serie di batti e ribatti, tutto si aggiusta, come si conviene a una classica commedia.

Nel ruolo dello zio Fabrizio brilla la figura di Claudio Casadio, autorevole e pienamente calato nella parte. Valentina Carli è molto brava e credibile nel personaggio di Eugenia, la nipote fidanzata, mentre la sorella vedova, Flamminia, è molto ben interpretata da  Loredana Giordano. Leone Tarchiani è un ottimo Fulgenzio, che riesce a far ingelosire regolarmente la fidanzata Eugenia, grazie all’ingombrante presenza di sua cognata Lucrezia, onnipresente che non compare mai (o quasi).  Al personaggio del conte Roberto, dà vita piacevolmente Lorenzo Carpinelli; completano il cast Damiano Spitaleri, molto buffo e divertente nella parte di Tognino (il servitore di Fulgenzio), la brillante Maria Lauria (Lisetta, cameriera dello zio Fabrizio), e Alberto Gandolfo (che ben interpreta Ridolfo, l’amico di Fabrizio spesso costretto a far da paciere o portavoce).

La scenografia contemporanea e i costumi moderni sono una precisa scelta registica, tendente a realizzare uno spettacolo “asciutto, diretto, senza fronzoli, che mescola leggerezza, risate, momenti di grande commedia a cupe atmosfere per poter rappresentar un amore più violento di tutti gli altri; uno spettacolo in cui trionfa il Teatro”.

Le scene e i costumi sono curati da Guido Fiorato mentre l’autore delle musiche originali è Paolo Coletta.

Nel complesso, lo spettacolo risulta assai gradevole e scorre con disinvoltura, ad ulteriore conferma che Carlo Goldoni è ancora oggi attuale, anche se contestualizzato in tempi moderni.

Tra quelle già eseguite e quelle a venire, erano previste ben 70 rappresentazioni in tutta Italia, da Verona a Catania: tra le prossime tappe ricordiamo L’Aquila (3-5 marzo), Ferrara (6-8 marzo), Catania (24-29 marzo) e Messina (31 marzo – 2 aprile).

 

                                                                                                di Salvatore Scirè  

Fino al 1 marzo 2026 

Teatro Quirino Vittorio Gassman

Via delle Vergini 7 - Roma

Info: 06.6794585

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