di Claudio Turchetti
Fino a circa un anno fa la Farnesina sconsigliava un viaggio in Mauritania: erano attivi numerosi movimenti jihadisti soprattutto al confine con il Mali che rimane comunque interdetto al turismo. Ora invece la situazione è’ tranquilla e numerosi tour operator sono già attivi in Mauritania forse l’unico e ultimo paese sahariano veramente incontaminato.
LA CAPITALE NOUAKCHOTT : MERCATO DEL PESCE
Ho iniziato facendo fotografie nella capitale,, un’architettura sgradevole e mercati e dinamici: il che è risultato, nonostante tutto, affascinante.
A Nouakchott c’è un approdo dei pescatori vivace e animato: qui ogni sera arrivano le barche e c’è un gran fermento. I pescatori svuotano le piroghe dall’acqua e combattono contro le onde, mentre spingono di nuovo le loro barche verso il mare.
L’equipaggio della barca si carica sulla testa casse cariche di pesce. L’acqua, intrisa del sangue dei pesci, cola sui loro volti e sui loro corpi. I bambini si azzuffano per raccogliere i pesci che cadono. Le donne del mercato seguono i pescatori per comprare il pescato finché è fresco.
Molti pescatori sono dell’etnia Wolof. Ne ho incontrato uno che parlava spagnolo (io non so il francese: la lingua più diffusa in Mauritania, insieme alle varie altre lingue locali). Mi ha detto: “È un lavoro di merda!”. Ho provato a consolarlo: “Ma voi ragazzi siete così forti nell’andare là fuori sul mare!”. Mi ha risposto: “Sì, c’è così tanto pesce, e questa gente (i mauritani) non sa pescare. Non vogliono farlo, non hanno le palle per farlo!”
Usare un asino per caricare il pesce sulla spiaggia credo sia qualcosa di molto tipicamente mauritano.
Le famiglie dei pescatori e i pescivendoli organizzano in tutta fretta un “punto vendita” sulla spiaggia, per commerciare il pescato.
Alcuni dei pesci più piccoli e meno desiderabili vengono raccolti in una zona dove vengono pesati, e gli acquirenti li comprano a peso. A volte le donne non sono contente di quel che le vogliono vendere . Mi hanno detto che il pesce nel grande contenitore poi sarebbe stato usato come cibo per animali.
LE SCUOLE CORANICHE E LE CITTA SANTE
Uno dei miei obiettivi del viaggio era provare a fare fotografie alle scuole coraniche, che sono chiamate Mahadara. Non invece alle Madrasa, nome che indica le scuole comuni. Ne ho potuta visitare una nell’oasi di Maheret in pieno deserto.
Qui gli studenti devono memorizzare brani del Corano. Li cantano finché non li imparano a memoria. L’insegnante ascolta e corregge quelli che pronunciano male le parole. A quanto pare alcuni bambini memorizzano l’intero Corano entro la prima adolescenza.
Le Mahadara sono scuole per bambini e bambine. In alcuni casi maschi e femmine sono seduti in stretta prossimità, in altri sono più isolati. Ad ogni modo, è stato un cambiamento piacevole rispetto alle strettissime restrizioni di genere che ho visto in altri paesi islamici.
Quando la sessione di apprendimento mattutina si è conclusa ho chiesto all’insegnante di potergli fare un ritratto. Ha accettato con riluttanza gentile . Questo persona di solito sembra molto serio e in un certo senso quasi minaccioso. Immagino che questo sia voluto, almeno nel rapporto con gli studenti. Gli insegnanti devono essere presi molto seriamente. Al di fuori della classe sono molto più spensierati e a volte si lasciano persino sfuggire un sorriso.
La descrizione della scuola coranica richiama immediatamente alla mente le città sante di Chinguetti e Oudane dove queste scuole hanno prosperato per secoli. essendo i punti di incontro delle carovane che andavano a Timbuctou. Chinguetti e’ circondata da cordoni di dune e viene man mano letteralmente inghiottita dalla sabbia che avanza costringendo gli abitanti ad andarsene . Queste antiche citta’ conservano alcune biblioteche con testi antichissimi arrivati fino ai nostri giorni grazie alla perseveranza delle famiglie proprietarie dei testi stessi. Ne ho voluto vedere un paio. I libri sono conservati nelle povere case dei proprietari che li mostrano dietro un modesto compenso ai visitatori provando a spiegarne il significato. Un altro piccolo mondo che resiste all’avanzare del deserto ma sopratutto al turismo invadente che banalizza anche la storia.
IL DESERTO I VILLAGGI E LE OASI
L’assenza di turismo rende i poveri villaggi visitati attraenti per chi vuol vedere oltre i souvenir cinesi. Le persone sono normali, i bambini non ti infastidiscono chiedendoti insistentemente oggetti o “money”: In un mondo ideale i villaggi dovrebbero essere cosi’ pur avendo intorno i turisti.
In ogni momento, quando cammini per un villaggio piccolo come Tanouchert capiterà di imbattersi in numerosi inviti a prendere un tè. Ne ho approfittato, ho bevuto il mio tè e ho fatto fotografie.
Tra oasi e deserti ho incontrato molte carovane di cammelli. I nomadi passano dall’oasi per procurarsi l’acqua per gli animali. Una delle comodità della modernità è che oggi i nomadi portano a volte con sè, su uno dei cammelli, delle pompe per l’acqua alimentate a diesel. Invece che tirare su l’acqua manualmente, la pompano per riempire un piccolo abbeveratoio.
Ma i cammelli sono i anche uno degli elementi principali della dieta dei Mauritani. Molti sono i mercati di cammelli destinati al macello e i commercianti utilizzano addirittura i fuoristrada Toyota per trasportarli ,mezzi meno convenzionali rispetto alle carovane che pure ho incontrato numerose.
L’occhio fotografico del turista viaggiatore non può che rimanere affascinato dalle immagini che nella memoria collettiva identificano il deserto sahariano. Distese infinite di sabbia, dune, oasi, fino al mare fino al grande oceano dove la sabbia sembra come tuffarsi sapendo che il vento ne porterà domani altre grandi montagne. Mi perdo tra questo dune e i poveri villaggi di pescatori di etnia Imraguen che mi invitano sulla loro tradizionale barca da cui pescano con metodi altrettanto tradizionali. . Resterà un’esperienza indimenticabile .
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