TI SPOSO IN PARADISO

AL TEATRO UGO BETTI  

“Ti sposo in paradiso”

Si è sempre detto che spesso, anche nei piccoli teatri, quelli “off”, si possono vedere spettacoli di pregio, proprio come quello che abbiamo avuto modo di apprezzare al Teatro Betti di Roma, in cui è andata in scena una particolarissima pièce, dal titolo “Ti sposo in paradiso”, scritta da Melania Baccaro e interpretata da un gruppo di bravi attori: Corrado Scalia (che ne ha anche curato la regia), Stefano Santini, Natascia Moroni, Giacomo Palmeri e Carmen Grimaldi.

Il pregio di questo lavoro, consiste nella naturalezza e spontaneità con cui l’Autrice, in una specie di ideale acquerello, ci descrive l’ambiente e la gente di una Sicilia di molti decenni fa. Addirittura ai primi del 900, anche se poi, in regia, si è optato per avvicinare la storia agli anni Cinquanta, nell’immediato dopoguerra.

Viene ben evidenziata l’importanza di certi principi sociali, come il costante desiderio di mostrare un’immagine pulita (anche se solo di facciata), o il valore dato alla proprietà (ricordandoci le tematiche de “La Roba” di verghiana memoria); principi che costituiscono un substrato sociale in cui si innescano le dinamiche personali, gli amori giovanili mai dimenticati, il dramma dell’emigrazione, stavolta intrapresa non per motivi economici, ma per nascondere il “frutto della colpa”, che “la gente”, onnipresente e spietata, è sempre pronta a criticare.

Tutto questo ci restituisce a pennellate vivaci una Sicilia rurale e sanguigna, un gradevole dipinto impreziosito dalle note di Cavalleria Rusticana, sulle cui magnifiche melodie danzano due ballerini del CUS Roma Dance Company, i bravissimi ed eleganti Monica Morabito e Lorenzo Gautieri

La storia ci racconta l’amore tormentato e osteggiato fra Marzia e Turi Sciacca. La ragazza, infatti, figlia di Don Alessio (fratello di Don Ruggero), è innamorata di Turi, figlio di poveri contadini. I due fratelli, ricchi proprietari terrieri, non accettano di imparentarsi con il bravo giovane. Purtroppo, la ragazza resta incinta e quindi il padre la obbliga ad andarsene in America per evitare uno scandalo. Dopo una ventina d’anni (da qui inizia la storia), le posizioni economiche si sono invertite e Turi Sciacca chiede udienza ai due fratelli, che, in quanto confinanti, sperano che Turi voglia acquistare i loro terreni per rivalorizzarli. Invece, Turi confessa di essere ancora innamorato di Marzia, che intende sposarla e nominarla sua erede universale. Qui, inizia il lavorio psicologico tra i personaggi, tra cui si inserisce il simpatico personaggio di Agatina, la cameriera. Marzia rientra dall’America e si scontra con il padre. Beh, non vi raccontiamo altro. Il finale – un po’ enigmatico, a dire la verità – va assaporato di presenza. E siamo certi che questo lavoro verrà riproposto al pubblico.

Complimenti ai protagonisti tutti: Corrado Scalia (don Alessio), Stefano Santini (don Ruggero), Natascia Moroni (Agatina), Giacomo Palmeri, (Turi Sciacca) e Carmen Grimaldi (Marzia).

Le coreografie sono di Tiziana Persichetti Auteri .

 

                                                           di Salvatore Scirè

Lo spettacolo è andato in scena

il 20, 21 e 22 marzo 2026 al

TEATRO UGO BETTI

Via Elio Donato 1 - Roma

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