BALI, L'ISOLA DEGLI DEI

di  Salvatore Scirè

Tre o quattro donne si avvicinano al tempio, portando sulla testa enormi composizioni di frutta fresca: sono le offerte destinate alle divinità. Siamo in un piccolo villaggio: i guardiani del tempio, seduti sulla soglia d’ingresso in pietra lavica, le accolgono con cordialità. Le donne entrano sorridenti nel sacro recinto e vanno a depositare gli enormi cesti accanto alle altre offerte in cibo.

Questa sequenza, che a noi può sembrare una scena d’altri tempi, è invece abbastanza usuale a Bali, l’isola dell’armonia, dove ogni occasione è buona per fare un’offerta agli dei.

I piccoli altari costruiti in mezzo ai campi, il tempietto familiare presente in ogni casa privata,

l’abbondanza che caratterizza le frequenti offerte, ci fa capire subito come Bali – l’unica di religione hinduista in tutto l’arcipelago indonesiano, quasi totalmente mussulmano – con i suoi circa 20.000 templi, può veramente essere chiamata “l’isola degli Dei”.

Dobbiamo chiarire subito che il forte senso di religiosità dei suoi abitanti viene vissuto senza alcuna forma di fanatismo; anzi, i fedeli riuniti nel tempio accolgono volentieri il turista incuriosito da tanto colore: basterà cingere alla vita una sciarpa rossa, chiamata selandong (ce ne sono sempre a disposizione per i visitatori); chi è a gambe scoperte dovrà coprirsi, magari con un semplice pareo. Ovviamente, occorrerà dimostrarsi rispettosi e non invadenti. In ogni caso, sarà ben accetta una piccola offerta, destinata alla cura del tempio.  

Situata a 8° sotto l’equatore, l’isola di Bali gode di un clima tropicale caldo ma gradevole, spesso reso piacevole dalle brezze marine. La temperatura media annuale è di 30°. Il periodo ideale per visitarla è tra aprile e settembre, quando c’è meno umidità e le piogge sono meno frequenti. Vicinissima alla grande isola di Giava, Bali conta circa 3 milioni di abitanti e ha un paio di vulcani attivi, il Gunung Atur e il Gunung Batur, le cui eruzioni, tra l’altro, hanno contribuito notevolmente alla fertilità del suolo, favorendo così, insieme alle abbondanti precipitazioni, lo sviluppo di quel meraviglioso scenario naturale rappresentato dalle risaie a terrazze.

Sotto l’aspetto strettamente turistico, Bali non può essere certo considerata una classica meta di mare; o meglio, lo è solo in parte. Rappresenta, invece, una destinazione soprattutto culturale, in cui l’interesse maggiore è dato dalle architetture pregiate delle case e dei templi, tutte rigorosamente lavorate in pietra lavica. Significative anche le singolari tradizioni isolane: le suggestive cerimonie, i matrimoni, le cremazioni, le sue danze; per non parlare della fantastica varietà della sua natura! Insomma, ci troviamo di fronte a uno spettacolare cocktail visivo, che affascina centinaia di migliaia di visitatori. Certo, a Bali non mancano le belle spiagge, come Legian o Nusa Dua, nella parte meridionale, dove si possono ammirare maestosi e suggestivi templi come il Tanah Lot e Uluwatu, poco distanti dal capoluogo Denpasar.  Ma sicuramente l’aspetto più interessante di quest’isola, larga circa 140 km. e lunga 80, è costituito proprio dal magico mix di natura e di architettura.  

Specialmente spingendosi verso nord, la natura diventa sempre più varia ed affascinante: il suggestivo paesaggio delle risaie, coltivate a terrazze, scolpite lungo i fianchi di colline verdeggianti, crea scorci di forte impatto visivo, specialmente se sullo sfondo appare la sagoma di un vulcano. 

Nelle vicinanze di Begudul, il tempio di Ulun Danu si specchia nelle acque del Lago Bratan; poco più a nord, si può ammirare la cascata GitGit e, un po’ più a est, il pittoresco centro montano di Kintamani, nei pressi del Lago Batur, che si insinua tra le falde dell’omonimo vulcano.  I più coraggiosi potranno anche organizzare un trekking sul Monte Batur: la camminata è piuttosto faticosa, ma ne vale la pena. Sulla costa nord sorgono i centri abitati di Singaraya e Lovina con le loro apprezzate spiagge di sabbia scura, ma soprattutto, si estende l’enorme massa verde del Bali Barat National Park, una foresta tropicale ricca di vegetazione lussureggiante e abitata da moltissime specie animali.

Tra i monumenti da visitare, va segnalato il tempio reale Taman Ayun di Mengwi, ricco di superbe sculture e di giochi cromatici che ne caratterizzano i piccoli altari.

Tra i templi hindu, il maestoso Pura Besakih è sicuramente il più importante, arricchito da centinaia di torrette.

 

Il Pura Goa Gajah, invece, è caratterizzato dalla misteriosa grotta dell’elefante, che contiene al suo interno una statua del dio Ganesh. E poco distante si trova Yeh Pulu: sconosciuto ai più, questo luogo sacro si raggiunge a piedi camminando attraverso le risaie: preferibile se accompagnati da qualche sorridente ragazzino locale, che per poche rupie vi farà da guida: qui giunti occorrerà indossare una sciarpa e un sarong (specie di pareo), prima di potersi avvicinare a un interessante murale scolpito nella roccia. I bassorilievi, forse risalenti addirittura al X secolo, potrebbero anche rappresentare la vita del dio Krishna. Non manca una fontana di acqua santa, con la quale un’anziana donna è pronta a cospargervi il capo.

Bali attrae soprattutto per la cultura e per le sue tradizioni: qui si può addirittura assistere a una cremazione o a un matrimonio, come a qualsiasi altra cerimonia religiosa.

Basterà chiedere preventivamente il permesso e mostrarsi sempre educati e cortesi: è molto gradito salutare e ringraziare all’orientale, ossia inchinando la testa a mani giunte e avvicinando le dita al volto.

Bali è diventata famosa anche per la sua produzione di pitture naif e per i pregevoli batik, stoffe disegnate a mano, attraverso un complesso procedimento che si basa in gran parte sull’uso della cera. Notevole anche la lavorazione artigianale del legno: vale la pena acquistare pezzi di pregio, ad esempio oggettistica raffinata o eleganti mobili.

Quasi obbligatorio assistere a uno spettacolo di danza tradizionale: i costumi delle ballerine e le maschere di tutti gli altri interpreti sono suggestivi e sontuosi. La gestualità delle danzatrici è del tutto singolare e si basa principalmente sui movimenti degli occhi e delle mani. Di solito le danze vengono accompagnate dal gamelan, un complesso musicale basato soprattutto su tamburi, che dettano il ritmo, ma dove sono presenti una specie di xilofono, detto gangsa, un flauto (suling)  e uno strumento a corda chiamato rebab.

Bali, quindi, rappresenta sicuramente una vacanza particolare, da non dimenticare facilmente. Nella memoria resteranno impressi per sempre i raggi di sole che carezzano i fregi dorati dei templi, i tramonti arrossati, le sinuose risaie, il profumo dei frangipani (il fiore nazionale), il sapore dei frutti tropicali e del latte di cocco offerti in segno di benvenuto, la grazia delle danzatrici balinesi. “Selamat tinggal, Bali!”... Arrivederci Bali!

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